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24 Dicembre 2009

Come ammazzarsi a Natale - Brazilian Babes - Un racconto sulla solitudine (UT di Dicembre)

ANCHE QUEST'ANNO, COME OGNI ANNO, CIRCA 200.000 PERSONE TRA VOI, SI UCCIDERANNO PER QUESTE FESTE.
IL 92% DI VOI VIVE IN UN PAESE COSIDDETTO CIVILIZZATO.
ECCO ALCUNI CONSIGLI PER AMMAZZARVI SENZA SOFFRIRE.
1) NON TAGLIATE LE VENE IN MODO ORIZZONTALE, MA VERTICALMENTE, IN MODO DA LACERARE LA VENA VENTRICOLARE.
2) IMMERGETEVI IN ACQUA CALDA, AUMENTERA' LA VOSTRA PRESSIONE E VI FARA' MORIRE PIU' IN FRETTA.
3) LEGATE UN TUBO DI PLASTICA AL TUBO DI SCAPPAMENTO DELLA VOSTRA AUTO, FISSATELO CON DEL NASTRO ADESIVO IN MODO CHE IL TUBO NON SCAPPI VIA. ACCENDETE L'AUTO E ADDORMENTATEVI.
4) LEGATE UN SACCHETTO DI PLASTICA DI PICCOLE DIMENSIONI ALLA VOSTRA TESTA FISSANDOLO CON DEL NASTRO ADESIVO DOPO AVER PRESO UNA DOSE MASSICCIA DI SONNIFERI (NON TRANQUILLANTI, VI FAREBBERO PASSARE LA VOGLIA DI MORIRE). VI ADDORMENTERETE E MORIRETE ASFISSIATI NEL SONNO.
PRIMA DI AMMAZZARVI, UNA SOLA COSA: VI CAGHERETE ADDOSSO DOPO MORTI E NON SARA' UN BELLO SPETTACOLO PER CHI VI TROVERA'.
FOSSI IN VOI CI PENSEREI ANCORA UN MINUTO.
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Numero speciale di UT sulla Follia con Hey hey My My - Alessandro Cascio

UT è la rivista Underground per antonomasia, una delle piu' innovative del panorama italiano creata da Massimo Consorti e portata avanti dalla Ediland Edizioni. Nel numero di Dicembre, il tema di UT è la Solitudine, presentato Sabato a San Benedetto del Tronto assieme ai racconti miei e di Sacha Naspini (I Cariolanti, I Sassi, Cento per cento).

Brazilian Babes
(Alessandro Cascio, per UT - La Solitudine)

Ho i crampi allo stomaco da tre giorni, il mio dottore dice che dovrei smettere di andare da lui per ogni fesseria e che dovrei trovarmi una ragazza, una di quelle figlie di genitori contadini che pensano che l’amore sia prendersi cura degli altri. Una di quelle che sa fare delle buone tisane e si siede al tuo capezzale quando stai male osservando il niente con gli occhi sbarrati.
“Allora non sto per morire, dice lei?”
“Nel tuo caso, non è che faccia molta differenza, non credi?”
Vedo il mio medico una volta a settimana, due, quando il disturbo si protrae. Ci sono tumori che si presentano come lievi fastidi, sapete? Sono discreti nell’arrivare, loro, sono come i criminali albanesi, che ti aprono la serratura con una forcina, durante la notte, ti lasciano dormire mentre saccheggiano casa tanto che la mattina ti alzi senza più neanche una tazza di terracotta in cui sorseggiare il tuo caffè chiedendoti come diavolo abbiano fatto a svuotarti un intero appartamento senza svegliarti, dato il tuo sonno leggero. Uguale è per i tumori, è così, lo leggo dappertutto su Internet. Gente con la raucedine che si è trovato con un polmone divorato dal cancro, lievi mal di stomaci tramutatisi in tumori all’intestino, piccoli dolori inguinali e ti ritrovi senza più le palle. Il Mercoledì, quindi, è il giorno del medico curante mentre il Venerdì, quello dello psichiatra, un uomo buono che è costretto ad ascoltarmi per un’ora a settimana e a fingersi interessato per obbligo professionale. Dallo psichiatra vado alla sera, io sono sempre l’ultimo appuntamento, così da non incontrare nessuno all’uscita che possa prendermi per pazzo. All’angolo di Via Vittoria, a quell’ora, ci sono i Travestiti brasiliani che ti chiedono una sigaretta. Li chiamano Brazilian Babes. Io non fumo, ma da quando ci sono loro ne porto un pacco sempre con me. Succede sempre così.
Jolene mi chiama e dice: “Guarda chi c’è, in bello e solitario. Hai una siga, amore mio?”
Così, io mi avvicino, ne accendo una e lui per cortesia mi parla un po’ della sua vita e di quanto le piacerebbe aprire un ristorante a Parigi un giorno, non uno di quei locali notturni squallidi con puttane come lei a servire ai tavoli, ma una cosa chic, che viva di giorno, perché lei con la notte non vuole più averci a che fare. Non mi aveva chiesto mai nulla di me, prima di ieri.
“Posso farti una domanda?” mi dice.
Nervosamente rispondo di sì, ma spero che non mi chieda del perché mi trema l’occhio destro. Una volta una signora lo ha fatto e ha cominciato a tremare anche il sinistro.
“Come mai un uomo con un bel viso, come te, non ha né un lavoro né una donna?”
“E tu come lo sai che non ho un lavoro e una donna?”
“A meno che il tuo lavoro non sia contare quanto passi ci sono da una punta all’altra della Via Libertà, è evidente.”
Prendo una sigaretta anch’io, l’accendo e la tengo in mano, per tenermi occupato, lontano dal mio naso, perché a respirarne i fumi ti vengono i buchi ai polmoni. E’ la prima volta che Jolene si interessa così a me. E’ un così bravo ragazzo, mi spiace che viva così, che debba stare mezzo nudo con questo freddo. Gli darei il mio giubbotto e non fosse frocio.
“Ma la donna potrei averla, no?”
“Dai, bambolotto, credi che sia nata ieri? Un uomo con una donna ha sempre la barba apposto, non ha quelle grosse macchie sul gilet e ti dirò di più, non indossa neanche un gilet. Le donne al massimo ti permettono di tenere i Jeans, ma per il resto, non tengono in casa uomini con i gilet e così pettinati. Tu non hai una donna come io non ho un uomo, altrimenti io non me ne starei qui a parlare con te.”
Poi mi fa notare che la mia sigaretta mi si è consumata tra le dita e la cenere mi si è infilata nelle scarpe. “Solo gli uomini soli parlano con le puttane e solo gli uomini disperati con le Brazilian Babe.”
Ogni mattina al Bar scambio due chiacchiere con Ruggiero durante il caffè. Parliamo di calcio, lui è interista, io niente, ma mi fingo tifoso perché non l’ho mai sentito parlare d’altro che di pallone e allora, se vuoi parlare con qualcuno, devi parare di ciò che piace a lui, a meno che tu non sia una persona interessante e allora puoi fregartene se era meglio Mancini di Maurinho o se l’Inter senza Ibra non vincerà mai più neanche in Italia.
Puoi anche dirgli: “Vedi, Ruggiè, a me non me ne frega un cazzo né di te né delle squadre Milanesi, anzi a me stanno antipatiche tutte le squadre con le magliette a righe.”
Puoi dirglielo, se sei qualcuno e se non sei solo, puoi dirglielo se non avessi perso il lavoro, se avessi almeno una madre o una sorella, se avessi una donna, un amico, potresti farlo e non saresti costretto a parlare con una puttana uomo, che ti racconta dei suoi Giovedì passati in galera per accontentare i galeotti, non saresti costretto ad andare il Sabato pomeriggio a messa da Padre Cosimo per poter stringere la mano a una donna per bene e ricevere da lei un sorriso.
“In galera stanno meglio che fuori” dice Jolene e poi mi fa cenno di andar via, che deve lavorare.
Sorrido.
“Dico sul serio” risponde Jolene: “Hai sempre qualcuno che ti ascolta, hai cure, un letto, un pasto e qualcuno ad apprezzare il tuo culo.”
Mi guardo dietro, i jeans mi cadono piatti dalla vita in giù e mentre le altre Brazilian Babes mi tirano su per la cintola, Jolene mi avverte: “Vattene adesso, che devo lavorare”.
Padre Cosimo, a passo lento, cammina verso la Banca Nazionale. Lui lo conoscono tutti così quando entra e l’allarme suona, il direttore gli fa l’inchino e si scusa. Padre Cosimo prende la croce che ha al collo e domanda: “Vuole che me la tolga?”, ma lo sa bene che con quel gesto non fa altro che mettere a disagio tutti, comprese le guardie giurate. Poi entro io, lo saluto, tiro fuori la pistola che poco prima, per strada, aveva infilato nella sua tasca, e grido “questa è una rapina”.
Sparo al commesso, getto l’arma e metto le mani alla testa per non farmi ammazzare. Tutto dura un attimo, mi prendono a legnate, ma era questo ciò che volevo, era il piccolo prezzo da pagare per la libertà. Arrivato al carcere dell’Ucciardone, sento per la prima volta nella mia vita la sicurezza che ti dà la disciplina. Ti dicono cosa devi fare, dove devi andare, a che ora devi mangiare, preparano tutto loro e non badano a spese, non ti fanno mancare nulla, né carne, né pesce, né insaccati e formaggi, pure il caffè possiamo farci, io e i miei nuovi amici.
Il primo a presentarsi si chiama Giuliano e mi stringe forte la mano: “Non preoccuparti” dice, “in qualche modo sopravvivrai”.
Il mio occhio è da un po’ che ha smesso di tremare e non ho più i crampi allo stomaco.
“Vedrai che se ti comporti bene” dice Giuliano, “al Giovedì ti portano anche le brasiliane.”
Poi si avvicina e mi offre una sigaretta: “Lo hai ammazzato il banchiere?”
“Non lo so” dico, “credevo che fosse caricata a salve e che …”
“Non dirmi niente” risponde lui ridendo, “io invece sì che l’ho ammazzato.”

Alessandro Cascio In Sicilia prima del 41 bis, l’Ucciardone lo chiamavano Grand Hotel, perché i mafiosi mangiavano bene, avevano la Tv e vivevano come Marajà. Era quello uno dei motivi per girava il detto “megghiu sirvuti in galera a dormiri na na balata, ca soli, curniuti e bastuniati menz’astrata” (meglio serviti in galera a dormire su una lastra, che soli, maltrattati, in mezzo a una strada).

Fine

Letteratitudine è un Blog Cult della letteratura Italiana Underground e non. Questa settimana, io con Touch and Splat e Sozi con Menu a confronto. Partecipate. http://letteratitudine.blog.kataweb.it/2009/12/23/recensioni-incrociate-n-10-alessandro-cascio-sergio-sozi/comment-page-3/#comment-84990

Da: http://www.sololibri.net/Alessandro-Cascio.html

Ai giornalisti: per interviste e recensioni scrivete a info@historicaweb.com. Per venirvi incontro, visto che molti di voi non sanno né leggere né scrivere, potete mandare una vostra foto con in mano la laurea in scienze delle comunicazioni. Noi capiremo. DOPO UN'INTERVISTA A SOLOLIBRI IN CUI PARLO DEI GIORNALISTI, CHIARIMENTO DELLA REDAZIONE: "La redazione di SoloLibri.net, essendo anch’essa composta da alcuni giornalisti, si dissocia dal pensiero dello scrittore sulla categoria."
DA: SOLOLIBRI.NET

Su l'Insolito, nuova recensione di Touch and Splat.
http://www.linsolito.net/index?option=com_content&view=article&id=170:touch-and-splat&catid=35:autori-italiani&Itemid=62

Finita la prima stesura di Tra bene e male, romanzo ambientato tra il Queens e Manhattan, mi sono trasferito per un mese a New York per vedere da vicino cio' di cui ho scritto per un anno intero, visitare la piccola chiesetta di Green Garden, le strade, le case, i quartieri e potervi donare nel modo piu' realistico la fiction che vi servo da anni e che spero apprezziate o stiate imparando ad apprezzare. Vedo che vi hanno piazzato un bel banner in home page oltre alla multitudine di pubblicita' sparsa ovunque. Vi conviene comprare una copia di Touch and Splat se non volete ritrovarvi i testimoni di Geova nel sottoscala con i volantini delle mie copertine tra le mani. Che sia Touch, che sia il romanzo di prossima uscita Quel maledetto giorno a Praia, che sia Tra bene e Male, che sia il trip romance a cui sto lavorando qui adesso per Cahier, sappiate che in qualche modo, quel che racconto e' testato sulla mia pelle, per non darvi quel senso di "ma che ne sa questo della vita" che neanch'io vorrei mai provare leggendo un libro. Quindi, rinnovo il mio affetto e continuo a macinare parole ed esperienze, sperando che questo serva a qualcuno, che siate voi, me, il mio editore o una razza aliena che trovera' i resti dei miei romanzi a rappresentare la nostra razza nel 3489. Ho saputo che li' da noi hanno preso a cazzotti Berlusconi: mi perdo sempre il piu' bello ragazzi. E' in lavorazione il fumetto di Touch and Splat disegnato da Alessandro Buffa. Vi lascio qui, e se non mi ammazzano prima, diffondete il mio verbo: fottersene. E' un verbo riflessivo.

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