12 Gennaio 2010

Sicilitudine, Alessandro Cascio

Sicilitudine

Gente media che fa in media sogni medi, se ne sta seduta in panche di mansonia, disegnando ciarle concitate in concitati gesti all’aria greve.
Tua madre s’alza quando è buio pesto, e sparge odore di caffè sui muri, raccatta i tuoi vestiti dal divano e poi pulisce ancora sul pulito.
Si stira il viso quando casa è vuota, con creme dei miracoli cinesi, sperando che il fornaio, almeno quello, tra una treccina e quarto, la lusinghi.
E’ giovane ed ha braccia forti e scure, un viso da nottambulo, marmoreo, ma serve in fretta e a viso troppo chino, per chi gli è supplichevole al bancone.
Tuo padre, quello, non ti ha mai capito, è un vecchio poveraccio salariato, che ha costruito cella dopo cella, una prigione di cui ha maestà suprema.
Ti dà del lavativo da vent’anni, che se li avesse lui cadrebbe il mondo, che se li avesse lui lo cambierebbe, che se li avesse avuti andrebbe bene.
Tuo nonno, cinico, non lo ha mai ascoltato, è morto l’anno scorso di compianti, esposto tra il sofà e la stufa a legna, sopra il tappeto di Kazak bruciato, da un mozzicone poi mai più trovato, da dita troppo alticce, mal gestito … e ancora se ne parla e lo si cerca, il mozzicone, il nonno o quel ventennio.
I muratori passano il frattazzo, pressando sullo stucco del selciato, con le ginocchia rosse e il sangue ai denti, mentre il padrone gira per i tufi.
A braccia unite esamina con cura, che la sua reggia grezza chiudivia, divenga un giorno degna del sovrano e della sua garzona lituana.
Si accalcano gli oziosi da un barbiere, che taglia i crespi a un giovane soldato, con un rasoio antico Barberìa, che passa poi sul cuoio ad ogni rasa.
Fuori la porta, un vecchio parla solo, così che almeno uno lo capisca.
Poco distante un bar ha appena chiuso e tu l’aspetti con le mani in tasca.
Lei è un fiume di pensieri in movimento, non trova sbarramento che la argini, e quando scorre invade le tue rive, che smottano rendendola melmosa.
Per lei hai donato l’anima al demonio, ed hai impegnato quella di un tuo amico, per riscattarla con atroci gesti, agli angeli e quei santi ancora in vita.
Se pensi da perdente perdi il doppio, se pensi da vincente, la metà: qui il mare è un muro in cui i codardi frignano, e i forti passan con serenità.

Alessandro Cascio

 

 

2 commenti

  • Lisa

    non ho

    avuto una buona impressione dei siciliani quando sono stato in sicilia, ma poi ho capito che voi avete un mondo vostro come in Napoletani, che siete completamente fuori da ogni schema
    Scritto il: 12/02/2010 13:04:41
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