04 Gennaio 2010

Facebook: uccide un conoscente che lo ha taggato dopo una birra e si costituisce sul profilo dell’Interpol

Facebook: uccide un conoscente che lo ha taggato dopo una birra e si costituisce sul profilo dell’Interpol .
 Image Hosted by ImageShack.us
Londra, 3 Gennaio 2010,
h 15.50 è una tranquilla Domenica dopo sbronza nel quartiere Earl’s Court della capitale Inglese. I ragazzi al Pub “Tristan” giurano che qui è sempre così.
“Sì, a volte qualche bevuta di troppo”, risponde il più basso e nerboruto tra loro, “ma una scazzottata non può fare che bene a noi ragazzi, ci insegna a vivere”.

Una scazzottata sì, ma il loro amico, Andrew Cock, ha da qualche ora accoltellato il suo compagno di college, Steven Sober, per poi fotografarne le budella e metterle in bella vista sul proprio profilo Facebook, condividendole poi con l’Interpol che ha subito arrestato il giovane. Motivo dell’accaduto, una tag di troppo.
La tag è ormai uno dei metodi più usati nei social network per condividere le proprie foto nei profili altrui. Basta caricare lo scatto di un amico, cliccare sul 'tag' e poi scrivere il nome della persona rappresentata (o di quelle a cui vogliamo mostrare lo scatto) per far sì che l’immagine venga condivisa, apparendo in bella vista nei profili degli amici.
“Lo fanno in molti” dice il ragazzo di colore con una birra in mano, “ti scattano le foto al sabato sera, mentre hai la faccia storta e lo sguardo di un lemure e poi l’indomani condividono con ogni tua amico quel tuo momento di debolezza”. Deve dire altro, e con estrema convinzione, per questo si alza dalla sedia e continua a gridare per far valere le sue ragioni.
“E’ come fanno i paparazzi con i vip in spiaggia: è la stessa cosa”, dice offrendomi la sua birra.
Capisco subito che Andrew Cock, lui, lo conosceva bene, quella è l’agitazione di uno che sa di chi parla. “Avevamo le stesse passioni, con Andrew: birra, donne, viaggi e cultura fisica. Era andato alle Baleari, amico, e ne beveva di questa roba, a litri, ma aveva un bell’addome, lo allenavamo ogni giorno assieme con il Power Crunch, sai quell’aggeggio che …”
Mi prende una mano, la poggia sui suoi addominali e m’invita a premere. E’ vero, è duro come la roccia, ma non ho ancora capito dove vuole arrivare giacche appare chiaro che io sto scrivendo un pezzo per una testata di cronaca cittadina, non certo per Men’s Health .
“Invece c’entra eccome”, continua.
Gli chiedo di finire.
“C’era questo suo amico, rocchettaro, che in spiaggia gli scattava le foto quando rilassava lo stomaco dopo una birra. Lo faceva giusto per prendersela comoda al pomeriggio prima delle feste in riva al mare, che lì continuano fino al mattino. Tornati a Londra questo qui cosa fa? Ti va a mettere le foto su Facebook taggandole una per una.”
Ride e si volta verso la ragazza che gli infila la mano sotto il maglione e gli massaggia la tartaruga.
Dopo 12 anni di palestra, due ore di allenamento al giorno, la gente di Earl’s Court pensava che Andrew avesse la pancetta solo perché il suo amico Steven aveva deciso di rendere pubblico un suo momento di relax.
“Potrebbe capitare anche a me” continua il ragazzo di colore, “fortuna che vesto aderente, posso mostrarla a chi voglio, la mia tartaruga, a chiunque voglia constatare”.
Mi risparmia la vista e torna a sedere:
"E perchè no, amico, potrebbe capitare anche a te. Metti che qualcuno ti avesse fotografato mentre guardavi il didietro della mia ragazza e avesse taggato te, lei e me. Credi che ci faresti una bella figura o che io e te resteremmo amici?"
Della sua ragazza si nota la scritta "emergency entry" sulle sue natiche piatte, quella non puoi fare a meno di guardarla e chissà come, il giovane (forse proprio perchè tale) crede che io sia suo amico solo perchè gli ho fatto delle domande interessandomi alle risposte.

Quel che più mi colpisce è che tutti la pensano come lui: Andrew Cock è la vera vittima e Steven il carnefice sconfitto. Una storia a lieto fine, se non fosse che l’eroe passerà il resto dei propri giorni in galera. Steven Sober, 23 anni, è stato da poco massacrato da un suo amico di due anni più grande di lui perché aveva invidiato la sua tartaruga, perché aveva voluto umiliarlo di fronte a tutti e ha pagato con la morte (atroce, tra le peggiori) l’affronto, ma questo non sembra colpire nessuno dei ragazzi che mi chiedono di prendere una birra con loro e mi dicono che “una TAG è una cosa seria, non si dovrebbe prenderla così alla leggera”.

Da: Nowtrue post, Londra, 3 Dicembre 2010

12 commenti

  • Freya983

    sono gli eccessi a nuocere.

    E' inutile demonizzare Fb.
    Il problema è il buon senso che manca, il rispetto inesistente per gli altri e per l'intimità altrui.E su internet in generale. Questo soggetto ha problemi mentali evidenti....avrebbe ammazzato probabilmente anche per qualsiasi stupidaggine in grado di scalfire il suo ego smisurato.
    Scritto il: 04/01/2010 23:17:06
  • Valeriaf89

    ...

    sempre più fiera di non avere faccia-culo... a parte questo, ciò che mi fa più schifo è la mia reazione e penso una reazione non proprio 'isolata', nel senso che non sono più di tanto colpita.

    comunque blog interessante, complimenti davvero!
    Scritto il: 04/01/2010 21:28:09
  • Sabin84

    bah

    In Inghilterra si accoltellano fuori dai Pub anche per molto meno.
    Addirittura si parla di creare delle pinte di carta per evitare che si rompano i bicchieri o le bottiglie in testa..figuriamoci.

    Premesso questo, la gente sta male.
    Il tag si può anche rimuovere. Il cervello evidentemente non c'èra proprio di suo.
    Ma questo forse non l'ho ipotizzato solo io.
    Scritto il: 04/01/2010 20:55:06
  • Felixgdv

    e mo

    io ti scrivo qua!
    Un tag è sempre 'na cosa seria, pensa se da sbronzo fai cose di cui poi non ti ricordi nulla, e TAG eccoti li e ti chiedi " Ma sono io quello/a? Ma quando?! "
    Scritto il: 04/01/2010 09:48:31
Vai alla home di questo BLOG

home iscriviti
© BanzaiMedia | Community | Tutti i video | Testi canzoni | Cinema e Film | Aiuto e supporto