25 Agosto 2009

LA MAFIA NON ESISTE

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 La Mafia non esiste
(La storia di come un bambino di 5 anni scoprì il nascondiglio di Bernardo Provenzano)

Alcuni siciliani credono che la mafia in realtà non esista. E’ una diceria che serve a spaventare i bambini che non vogliono fare i bravi. Così, mentre tutti i bambini del mondo sono cresciuti con l’uomo nero sotto al letto, noi abbiamo avuto Totò Riina e Tano Badalamenti che, se non andavamo a dormire ci sparavano con la lupara o ci mettevano la bomba sui raggi della bici.

Avevo 5 anni, ero alto circa un metro e arrivavo a malapena alle palle di mio padre.
“Guarda” mi diceva mia nonna , “che se non mangi i broccoli, arrivano i mafiosi e ti sciolgono nell’acido” e io mangiavo, mi ingozzavo di “vrucculi affocati” “milinaciani ammuttunati cu sucu ra tunnina”, “spinaci ca sasizza” e “pumarori sicchi”.
Voi, che alzate il pugno, zappate con Don Ciotti, leggete Travaglio e guardate Anno Zero, credete che la lotta alla mafia sia un bene, non è così? E magari andate anche a messa la Domenica. Beh, vergognatevi, ecco.
Non c’è associazione al mondo, che sia più vicina alla chiesa della Mafia. Per designare i vertici, la mafia usa l’espressione “Cupola”, proprio come il vaticano. “Don”, è così che è chiamato il boss, proprio come il prete. In segno di rispetto, al Papa si bacia la mano, proprio come al Boss. Mi chiedo sempre come dev’essersi sentito Dio che pure ci ha insegnato l’ira e la vendetta, ad avere un figlio come Cristo: un po' come se Al Capone avesse avuto per figlio John Lennon.
Ma voi che ne sapete della Mafia. Solo perché avete visto il Padrino …
Se non fosse stato per quella, i bambini siciliani non sarebbero così forti e in salute, così pieni di vitalità, sempre a gridare e a giocare nelle spiagge, così “sciacquati”, come diciamo noi siciliani.
Ho un cugino che ha 5 anni e come me alla sua età è alto un metro. Lui però arriva qualche centimetro sopra le palle di mio padre che s’è invecchiato e curvato. Non so ancora per quale motivo, ma a noi uomini a una certa età ci si rinsecchiscono le gambe, ci si appiattisce il culo e i genitali sembrano d’un tratto volersi infilare nelle scarpe, forse per provare cosa si prova a camminare da soli senza essere portati a spasso da una testa di cazzo. Per farlo mangiare, a mio cugino gli si dice la stessa cosa che si diceva a me: “Guarda che se non mangi arriva Bernardo Provenzano e ti taglia la lingua”. Il piccolo mi osserva e mi chiede: “Chi è Ale, chi è?”
“Shhh! Potrebbe essere chiunque” gli rispondo guardandomi intorno: “Anche la nonna!” Mia nonna si appresta a tagliare il pane con un coltello da macellaio, ma la fermo: “Ci penso io, nonna, tu riposati!”
Al primo boccone, mio cugino continua: “Chi è, Ale?”
“Un Mafioso, uno che è scomparso” dico io che, ancora oggi, da mia nonna, mangio tutti i broccoli e faccio pure scarpetta alla fine. Il piccolo si alza e mi prende per mano mentre mia nonna grida che se non torna subito a mangiare le sue verdure, le danno fuoco alla casa: “E tu non vuoi che casa di nonna prenda fuoco, vero Angelo mio?”
“Almeno io le ho mangiate” rispondo, “al massimo ti affissano un gatto morto dietro la porta”.
Poi, la giovane anima, si raggomitola e mi dice: “Io lo so dov’è che sta”.
“Ma chi?” chiedo chinandomi con lui sotto al lettino con le coperte di Gardfield.
“L’uomo cattivo che non si trova”, dice: “Io lo so dove sta, me l’ha detto la nonna”.
Ovviamente, lui crede che i mafiosi stiano sotto al letto e anche se io non guardo lì sotto da 25 anni, non credo che il due piazze della nonna nasconda una cupola, al massimo una botola o un pitale.
Appena due giorni dopo destino volle che Provenzano venne catturato e mio cugino smise di mangiare i broccoli. Se ne stava fiero a guardare la TV, lui che quando ride gli si apre uno squarcio orizzontale in viso, mostra le tonsille e applaude.
“Visto, Ale? Visto?”
Provenzano, stava sotto al lettino di mio cugino Angelo, che adesso è convinto di poter smettere di mangiare le sue verdure per tutta la vita. Lotta alla Mafia, la chiamano. Ma questa, secondo me, è pura violenza ai minori che qui in Sicilia, da quando non c’è più nessun mafioso eccellente sotto il letto a spaventarci, hanno cominciato a soffrire di emeralopia, anemia perniciosa, scorbuto, rachitismo e secchezza della pelle. Ma che ne capite voi della Mafia? Solo perché ve l’ ha detto Saviano?

Alessandro Cascio

 

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ALESSANDRO CASCIO

TOUCH AND SPLAT
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La rabbia ti sta divorando le budella. I palazzi del vecchio quartiere di Chicago hanno un colore smorto, che non rientra in nessuna tavola precisa, sono solo color Chicago. Quando sei arrivato, pensavi di poter raggiungere il successo e invece dopo 10 anni fai ancora il commesso in un Market e paratichi il Mental Fitness per arginare lo stress. Quando il capo ti porta la busta con su scritto "Touch and Splat" capisci che tutto sta per cambiare, che da domani, non sarai più lo stesso.

Touch and Splat è il nuovo romanzo Pulp di Alessandro Cascio, con Prefazione del maestro del cinema italiano Ernesto Gastaldi. Un'analisi attenta della rabbia vista attraverso gli occhi di un gruppo di ex compagni di college in un set western abbandonato in un angolo di quel che rimane della vecchia Route66. Dietro tutto, l'enigmatica figura del Dottor Rupert e una sola domanda: "A che gioco stiamo giocando?"

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17 commenti

  • miriam r

    circolare

    circolare, circolare gridavano i vigili in mezzo al traffico. Se non mangi arriva il Bau, il BauBau, Babaroga o il Mafioso; se invece fai il bravo arriva Babbo Natale. E bravo Ale, questo è il tuo racconto più circolare, ironico e amarissimo, nonchè divertente che ho letto. Poi crescendo si scopre che Babbo Natale è il papà, che Babaroga è il dibbuk delle guerre etniche, che anche se non mangi i pumarori secchi nessuno ti rapisce e quindi la mafia non esiste... bacio
    Scritto il: 27/08/2009 14:10:18
  • Fanky88

    #

    Che poi i "pumarori sicchi" sono buonissimi.
    Scritto il: 27/08/2009 10:13:40
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