17 Novembre 2009

Catturandi "i poliziotti più famosi d'Italia": i nostri nuovi supereroi.

Prefazione:
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Da grande voglio fare il Catturandi.
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I nuovi supereroi della Catturandi, ringraziano la folla che li acclama dopo aver catturato il boss Raccuglia.
Questi ragazzi rischiano la vita per catturare potenti mafiosi.
Il governo li sottopaga e non stanzia denaro per aiutarli nel lavoro e ... loro si autotassano.


PALERMO - "Per favore, non chiamateci eroi perché arrestiamo i boss latitanti", sussurra uno dei ragazzi della Catturandi mentre si sfila il mefisto che domenica hanno visto le televisioni di mezzo mondo. "Questo è il nostro lavoro. Piuttosto, chiamateci eroi perché siamo dei dipendenti statali che pagano di tasca propria per lavorare al meglio". Da mesi, non ci sono soldi per le missioni fuori sede dei poliziotti più famosi d'Italia, quelli che hanno arrestato Raccuglia, e prima di lui Lo Piccolo e Provenzano. Le indagini per la cattura di Mimmo Raccuglia sono state un vero e proprio slalom per i poliziotti della squadra Catturandi della Mobile palermitana. E non solo perché il padrino di Altofonte sembrava imprendibile, tra fidati postini, favoreggiatori e insospettabili complici. "I tagli al comparto sicurezza sono stati il peggiore ostacolo che i poliziotti hanno dovuto fronteggiare in questi mesi", dice Franco Billitteri, segretario provinciale del sindacato di polizia Siap. I rimborsi per le missioni fuori città sono ormai bloccati da mesi, gli straordinari vengono pesantemente decurtati e i rimborsi per i pasti durante le missioni arrivano con nove mesi di ritardo. "In realtà, i tagli hanno determinato un effetto paradossale - sostiene Billitteri - le indagini antimafia sono proseguite con i risultati di sempre, grazie agli operai che lavorano nel cantiere dell'antimafia. L'operaio, però, non ci mette soltanto passione, anche i suoi soldi". In questi mesi di indagini senza sosta fra Palermo e Trapani, passando per gli appostamenti nei luoghi più impensabili, persino in montagna, gli imprevisti non sono mancati. "Anche in questo caso, imprevisti non di mafia, ma di antimafia", dice ironicamente Nicolò Caronia, anche lui componente della segreteria del Siap. Qualche esempio. La Catturandi si è ritrovata nel giro di poco tempo solo con due auto civetta: tutti i mezzi necessari sono stati allora noleggiati dal Servizio centrale operativo. Tempo fa, poi, è accaduto davvero l'imprevedibile nella storica palazzina che ospita la squadra mobile di Palermo: si è rotta la colonna di scarico dei servizi, ci volevano 4.500 euro per le riparazioni, ma i soldi non erano immediatamente disponibili. Per un mese, tutti i poliziotti in servizio alla Mobile sono dovuti uscire dall'ufficio e andare in questura per trovare un servizio igienico. "A questi e tanti altri imprevisti quotidiani, i vertici della Mobile e della questura hanno risposto con prontezza e soprattutto con tanta fantasia - dice Caronia - alla fine i soldi per le riparazioni si sono trovati. Ma quanta fatica". Sostiene Billitteri, che è anche uno degli investigatori della squadra mobile: "Siamo d'accordo con il ministro Brunetta quando parla di produttività ed eccellenza, ma francamente non capiamo perché ai dipendenti di uno degli uffici più efficienti d'Italia sia stata pagata solo la metà della voce produttività del 2008". I ragazzi e le ragazze della Catturandi hanno aspettato due anni per vedere in busta paga gli straordinari fatti sulle montagne di Corleone a caccia di Provenzano. E altri due anni hanno atteso gli straordinari dopo l'arresto di Lo Piccolo: "Ma è arrivato soltanto il 50 per cento di quanto dovuto", denuncia il Siap. La lotta alla mafia prosegue nel fortino della squadra mobile di Palermo. Gli investigatori stanno anticipando i soldi per un'altra missione importante, a Trapani, per l'arresto del superlatitante Messina Denaro. "Davvero curioso - dice il sindacalista Billitteri - la sezione Criminalità organizzata ha competenza interprovinciale, ma non dispone di fondi per le missioni fuori Palermo". I ragazzi che hanno arrestato Raccuglia, quelli che domenica sera hanno esultato davanti alla Mobile, hanno fatto nell'ultimo mese 100 ore di straordinario. "È stato un mese massacrante - racconta Caronia - ma i poliziotti sanno già che nonostante i complimenti di tutti i politici verranno riconosciute ad ognuno di loro solo 55 ore di straordinario. E ne verranno pagate solo 36".

 

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 Così, in Sicilia, accogliamo l'arresto dei Boss di Mafia.
L'arresto di Domenico Raccuglia detto "u veterinaiu"

 

 

 

 


DELFINO DI BRUSCA - Già "delfino" del boss di San Giuseppe Jato Giovanni Brusca, "il veterinario" è stato condannato a tre ergastoli (uno per l'omicidio del piccolo Giuseppe Di Matteo), a 20 anni di reclusione per tentato omicidio e ad altre pene per associazione mafiosa. Durante la sua latitanza, nonostante il continuo controllo nei confronti della moglie, Raccuglia è riuscito a diventare padre per la seconda volta. Da tempo era considerato uno degli aspiranti al vertice della mafia palermitana come successore di Totò Riina, essendo il capo incontrastato delle cosche a Partinico, grosso centro fra il capoluogo e Trapani.

Partinico è il paese in cui vivo, quello in cui sono cresciuto, quello da cui spesso io e altri giovani aspiranti "non mafiosi" siamo fuggiti, una di dossi più grossi dell'autostrada del mondo, il centro nevralgico del triangolo mafioso. C'è ancora da lavorare, specie sulla mentalità della gente, ma a volte penso a quanto sarebbero felici Falcone e Borsellino, per il lavoro che la Polizia e la sua gente, stanno svolgendo da anni, dal contrasto "porta a porta" di addio pizzo e affini, fino ai grandi blitz che stanno decimando pian piano, tutte le famiglie mafiose. Mi aspetto che in Campania si faccia lo stesso e che la regione prenda esempio dalla buona volontà degli altri fratelli ignoranti.

 

 

 

 

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13 Novembre 2009

Khan el Kalili: video, racconto e illustrazioni

La recensione illustrata del mio romanzo TRE CANDELE, finalista al Premio Internazionale di Letteratura Jacquès Prèvert: illustrazione di Alessandro Buffa, testo di Miriam Ravasio.
Tavola 1
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Tavola 2
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Racconti di viaggio.
Khan el Kalili
(la casa di un Dio in preda all’ansia)



Khan el Kalili

(la casa di un Dio in preda all’ansia)

 

Dal diario di viaggio fatto con tovagliolini Mc Donald’s tenuti assieme da un chewingum masticato.

 

Se sono vivo lo devo a Mohammed, il bibliotecario dell’Università americana del Cairo, perché io non sono un granché bravo a salvarmi la pelle, è più probabile che se c’è da morire peggiori la situazione, sempre che ci sia qualcosa di peggio della morte.

Da quando ho compiuto i 16 anni tengo un foglio dei desideri. Non è una pergamena magica ottenuta dal tronco di un albero incantato, ma un normale foglio bianco Pigna su cui scrivo i miei sogni, non quelli che per definizione devono restare tali, ma quelli da esaudire, da tramutare in realtà, da cancellare, per arrivare un giorno, prima della morte, a non sognare più, perché un uomo che sogna ancora non morirà mai in pace

A ogni compleanno ne compilo uno. Ho 15 fogli dei desideri e una trentina di sogni esauditi. Quest’anno il primo desiderio da avverare era quello di andare in Egitto, non Sharm, ma quello vero, vedere le Piramidi e la sfinge e chiedere ai musulmani cos’abbiano da lamentarsi tanto. Così m’imbarco sul primo aereo con un amico che, visti tutti quei musulmani, inizia a lamentarsi.

“Troppi arabi. E’ regola che su 50 arabi almeno uno è esplosivo.”

“Ma non che non lo sono.”

“Lo dicevano anche i passeggeri dell’American Airlaines.”

Facevano come facciamo tutti noi di solito. Non aver paura, le possibilità di cadere in aereo sono una su un milione. Col talebano a bordo, la matematica diventa insignificante.

Il mio amico crede che talebano sia una marca di mortaretti, non conosce la storia che c’è dietro e la differenza tra un musulmano, un integralista e un talebano. Neanche io la conosco, quindi chiedo:

“Se dovessi scegliere se salire su un aereo con 99 talebani e un italiano o su uno con 99 italiani e un talebano, su quale saliresti?”

“Su quello con un talebano?”

“No, risposta sbagliata. E’ più probabile che un talebano si faccia esplodere per uccidere 99 italiani che 99 talebani si facciano esplodere per uccidere un italiano.”

La strategia funziona, così mi convinco che saliremo su quell’aereo senza essere presi a calci nel culo dalla security, anche se c’è un inconveniente inaspettato: il mio amico parla.

“Scusi” chiede alla hostess: “Quanti talebani ci sono in questo aereo?”

“Si sieda, per favore!”   

Partiti, atterrati. Ci hanno circondato in 10 per offrirci il pacchetto vacanze migliore. La mia valigia non è arrivata a destinazione e noi siamo partiti senza nemmeno prenotare un hotel o informarci su come visitare i luoghi culto della nazione. Un tipo si offre di portarmi il troller dovunque decida di alloggiare… se alloggerò dove lui dice. Me ne hanno smarrita già una di valigia.

Così, tra le varie offerte, noi scegliamo la peggiore, quella che lui ci offre e in cambio ci renderà il troller senza fare storie. Lo seguo per amore di un paio di Air Max nuove, di sette camicie Nara e una giacca Armani, due paia di jeans, 12 paia di mutande, i miei cappelli preferiti, le mie dodici canottiere nere comprate dai cinesi, una macchina fotografica digitale Canon e un mucchio d’altre cose che quando le hai con te sembrano di poco conto, ma quando le perdi diventano ad un tratto di vitale importanza, come, ad esempio, i pedalini Adidas. Tre paia, insostituibili, specie nel deserto.

All’Hotel Noran, un mondezzaio a prezzo stracciato quanto le lenzuola su cui dormiamo, il giorno dopo mi arriva la valigia smarrita. Ottime condizioni, tranne per un lucchetto che non è il mio. Il ragazzo che me l’ha portata esce dalla tasca un coltello e scassina il lucchetto in due secondi netti. Gli do la mancia, non per avermi riportato la valigia, ma per il gioco del coltello.

“Me lo insegni?” gli dico. 

Il mio amico guarda l’interno della valigia e mi tira fuori un pantalone: “Guarda che sei al Cairo non a Paris, mon ami!”

Dopo aver attraversato Alessandria D’Egitto, visitato musei e visto il Sahara e le Piramidi, ci ritroviamo tra le vie del mercato di Khan El Khalili. Chiedo al tipo che somiglia a Quaresma e che sta vendendomi la statuetta di Anubi, perché nel quartiere all’altro capo della strada non è concesso entrare. Mi risponde che, se voglio, posso andare, ma nessuno straniero si avventura mai da quelle parti, perché lì (dice così) neanche la religione musulmana è padrona.

Al fetido Noran Hotel, il Ramadan si pratica allo stesso modo in cui i cattolici praticano i loro rituali: senza troppo impegno, sperando in un Dio liberale.

L’ultimo piano del Noran è il primo legame davvero forte con l’occidente visto fino a quel momento al Cairo.

Dopo le 6:05 si scordavano di averlo, un Dio, e la gente della peggiore specie si ritrovava in un posto chiamato Harem, fetente anch’esso, ma non per gli scarafaggi schiacciati e spinti ai lati del pavimento, ma per la sottomissione dei suoi frequentatori all’abbandono e al piacere. I viscidi padroni ci avevano portato al tavolo una ballerina chiedendoci di farla ballare e di farle fumare hashish con noi.

“Pensavo che l’Hashish fosse illegale” dico, ma quando quello mi risponde “non qui”, mi sento ridicolo. Viste le facce e la corruzione della polizia egiziana, vista la mancanza di un codice stradale e l’esistenza di galere per ricchi e galere per poveri, dovevo aspettarmi che la mafia, lì, non si facesse troppi problemi per un po’ di droga leggera. La danzatrice non si può toccare, parla solo in arabo ed è bella tanto che vorresti salvarla da quella miseria. Comincia a ballarmi attorno e a farmi gli occhi dolci per farmelo venire duro costringendo i miei ormoni a gestire i miei affari. La riempio di pound egiziani ma, falsa e volgare com’è, abbandono la mia veste da eroe e comincio a desiderare ardentemente che in quella melma ci sprofondi, con tutta la gente presente lì dentro. Durante i balli, gli ospiti dell’Harem ci tirano addosso del denaro e nel fumo dell’hashish che riempie la sala, s’intravedono solo sagome sudate di finti signorotti, principi per una notte.

Che Allah lì maledica.

Chiedo il conto e arriva con cortesia una cifra assai scortese, specie per chi aveva goduto per solo mezz’ora del loro infedele servizio. Così il mio amico inizia una discussione piuttosto animata, ma non conoscendo né l’inglese né il francese, sono io a gestirla per lui. Il gorilla del locale clandestino è alto e pesante, ma se non lo fosse farebbe ugualmente paura per come ti guarda e per quella faccia da carceriere Turco che si ritrova. Il Direttore strofina le mani e con apparente cortesia ci esorta a stare quieti.

“Ci sono problemi?” ci chiede.

“Sì che ci sono. Il conto, è enorme. A questo prezzo paghiamo una settimana di pernottamento.”

“I peccati si pagano”, mi dice quello: “Cosa non è stato di vostro gradimento?”

Eravamo nel cuore dell’Islam, tra fondamentalisti e libertini, in Ramadan: non avevo messo in conto di poter peccare, figurarsi di dover pagare dopo averlo fatto.

Il gorilla si scrocchia le nocche e capisco che in qualche modo è meglio uscire da lì. Così do tutto quello che ho in tasca allo strozzino dell’Harem e saluto.

“Don’t forget me, Alessandro” dice il direttore preoccupandosi per la mia faccia sdegnata: “Non è stato di tuo gradimento? Don’t forget me!”

Poi parla in arabo con l’energumeno che ride e quando lo fa, spaventa più di quando fa il duro. I due si offrono di accompagnarci alle stanze ed entrano in ascensore con noi. Capisco che devo mantenere la situazione a un livello di calma apparente quando i due mi fissano continuando a chiedermi di non dimenticarli. Che affettuosi. Peggioro la situazione chiedendo loro come mai, in un mondo islamico, in Ramadan, ci sono quei posti.

“Per i turisti”, risponde il direttore.

Ma in quel posto io e il mio amico eravamo gli unici due turisti.

Arrivati, l’uomo mi parla, mi mette in un angolo e mi chiede se ci è piaciuto il loro servizio e se saremmo ritornati nell’Harem.

“Sì”, gli dico “si possono fare anche gli abbonamenti?” e poi gli rifilo una manata sulla spalla sperando che la scambi per una pacca. Entrato in stanza il mio amico si lamenta, io anche, ma sono felice di aver trovato la prima falla nel sistema perfetto dei fedeli islamici: gli infedeli islamici. Da condannare, da uccidere, da emarginare per il loro peccati… al Cairo andavano serviti e riveriti.

La sera del giorno che segue chiedo a uno zoppo un posto per mangiare, che non si spenda tanto e che sia tipico del posto. Non sa cosa rispondermi e chiede a un negoziante d’argento di chiedere al suo figlio zoppo, dove sarebbe bene farmi mangiare qualcosa di buono. Il ragazzo si trascina dietro la gamba destra e m’indica Omar il venditore di scarpe fasulle all’altro lato della strada. Zoppo anche lui, Omar mi dice di stare attento: prima fa cenno, poi grida. Di colpo un’auto mi punta addosso ed io per istinto lo scanso e mi salvo la vita, ma resto nel mezzo e i taxi a luci spente sembrano giocare all’ostacolo. Non capisco bene se vinca chi mi becca o chi mi scansa. Non posso andare né avanti né indietro, perché ogni mia esitazione sarebbe d’intralcio ai guidatori, che per ammazzarmi ce la mettono tutta, ma per evitarmi s’impegnano quel poco che basta a dire di averci provato. Poi Omar dice “run, amigo, run” e corro senza guardarmi attorno, pregando di non dover diventare zoppo anch’io come loro, non in Egitto almeno: ho sempre pensato che sarei diventato zoppo in casa mia, in seguito ad una caduta eroica.

In Egitto ci sono incidenti ogni giorno, molti mortali, altri riducono la gente inferma. Nonostante tutto, in auto si continua a giocare agli ostacoli con chi si azzarda ad attraversare la strada, che siano donne, bambini, con burka o senza, vecchi o stranieri. Non importa, si salta l’ostacolo e si ride. In quei giorni mi arriva notizia che sei Italiani sono morti in un incidente, ma non è cosa nuova, visto che sempre più spesso, pullman di stranieri per le vie della città dei beduini, si schiantano ogni giorno senza destare scalpori.

“Ma qui esiste la scuola guida?” chiedo a Omar.

“No, si fa un esame per la patente.”

“E cosa fanno all’esame? Stabiliscono un traguardo e promuovono chi arriva prima?”

Tempo dopo verrò a sapere da uno dei tanti Mohammed incontrati, che di solito gli stranieri che si comportano male, che guardano le loro donne o tentano sorpassi azzardati, vengono buttati fuori strada volutamente, per questo non è consigliabile prendere un auto e guidarla in quelle strade.

Omar vende scarpe Nicke, Pumas, Adidash. Gli dico che scrivo di professione e lui mi chiede di ideargli un cartello che gli faccia buona pubblicità con i turisti, per vendere bene le sue scarpe.

Mi ha consigliato di sedermi al tavolo di un posto dove cuociono carne essiccata all’aria inquinata e ricoperta di mosche, ma nonostante il tentato omicidio, prendo il cartone che mi ha dato e invento lo slogan che fa per la sua bancarella e per la sua gente frettolosa e concitata.

“Nicke – Just do it .. but be quiet please”* (* Nike, fallo adesso… ma con calma)

Parlo con lui dei frequenti assassinii del suo paese, dei banditi e del pericolo per i turisti e mi racconta che tempo prima, un autobus carico di tedeschi è stato fermato da persone incappucciate. I passeggeri sono stati derubati e poi  giustiziati uno dopo l’altro. Non sa se la religione c’entri o meno e non ne parla. L’Islam è una cosa, il fanatismo un’altra, gli idioti un’altra ancora.

Così dell’Islam riesco a conoscere i dettagli parlando con amici. Uno, di nome Amer, ha una bottega di arazzi e collane intagliate in osso di cammello. Si lamenta che una volta con l’avorio si facevano affari con gli stranieri, ma il loro governo li aveva resi più vulnerabili al mercato bandendo l’unico materiale su cui potevano giocare a rialzo. Amer è stato estradato dall’Italia per aver tentato di uccidere un poliziotto e ha il cattivo vizio di parlare troppo, quindi, per qualsiasi giornalista o scrittore assetato di conoscenza, è l’uomo ideale. Ci fornisce Hashish e ci parla di suo padre, della sua famiglia, di quanto è importante avere un posto in cui dormire e ci fa vedere il suo: è un buco sul soffitto. Chiedo se posso fotografare, ma mi dice di no, si arrabbia e si lamenta del fatto che la gente ha una gran voglia di smerdare il suo paese.

“Non è un bene dire al mondo in che condizioni vivete? Potrebbero far qualcosa.”

“E’ proprio grazie al mondo, che viviamo in queste condizioni” e poi mi dice che sono un bravo ragazzo e che vuole farmi conoscere suo padre, un artista, come me. Dobbiamo stargli dietro e non perderlo, perché dovremo passare in un posto pericoloso che chiamano “tuab”. Chiedo cosa vuol dire, ma non me lo dice e a quel punto, non sono neanche sicuro di aver azzeccato la pronuncia. Nelle vie buie c’è un puzzo di marcio, ma le preghiere del corano che risuonano nel silenzio rendono quella passeggiata “un fatto da ricordare”, da scrivere e da raccontare. Tra le vie strette, ci sono facce più buie del buio che con un saluto ad Amer fanno scorgere la loro presenza. Poi ci sono i gatti, quelli sono dovunque e mille strettoie in cui è difficile camminare frontalmente. Poi buchi, scale in legno, noi che accendiamo cellulari per vedere dove mettiamo i piedi e lui che ci chiede di nascondere gli aggeggi moderni.

“Volete farvi ammazzare?”

Il mio amico da dietro sussurra: “Ale, perché non vai in Bosnia a fare ste cose?”

Arrivati a destinazione, un anziano signore con la faccia simpatica sorride. E’ diverso, è un artista, segregato nel suo studio, in quel nessun posto irraggiungibile se non dai gatti che ha attorno. Produce collane e ciondoli 18 ore su 24 da sessant’anni. Mi mostra le sue opere, felice di avere degli italiani nella sua bottega.

“Pavarotti” dice, e poi mette in bella mostra delle piaghe da decubito, delle ferite profonde che non sono guarite del tutto e su cui le mosche hanno aperto un ristorante. In terra c’è del pane azzimo pieno di polvere e tutte quelle cianfrusaglie che servono a rendere arte lo scheletro di un cammello o il corno di un bisonte. Quando lo saluto, gli chiedo se esce mai da quel posto.

Apre una tendina e mostra una piccola stanza adibita a luogo di preghiera.

“La mia Moschea è qui” dice, “il mio lavoro anche e mio figlio mi porta da mangiare. Dove devo andare?”

Quell’uomo viveva lì chissà da quanti anni e Amer ogni tanto portava qualche curioso per farlo sentire felice. In quel momento, i curiosi di turno eravamo noi.

Anche il beduino che mi aveva accompagnato alle piramidi si chiamava Mohammed, il figlio invece si chiamava Ali, assieme “Mohammed Ali”, come il pugile. Il mio cammello si chiamava Michael Jackson, mentre la gente seduta a vendere cartoline ai piedi di Cheope mi chiamava Rambo, per via del mio tattoo, dei piercing e della canottiera che mostrava le spalle. Loro non avevano tempo per praticare uno sport. L’unico muscoloso lo avevo incontrato io il giorno prima: il gorilla dell’harem. Il beduino mi disse di non fidarmi di nessuno, specie se sono egiziani che parlano in italiano, di non avventurarmi troppo per le vie del Cairo e per la città dei beduini.

“Non chiedere troppo. Non fare troppe domande”.

Io, invece, l’indomani mi ero ritrovato nella parte copta di Khan el Khalili dopo che un venditore mi aveva detto di non andarci: per questo ci andai. All’entrata della stradina che dopo 5 metri circa fa angolo facendoti scomparire nella vecchia Khan, trovo un egiziano che parla in italiano. Sembrava aspettare me e il mio amico che tanto aveva insistito per visitare il mercato intero.

“Italiani? Anch’io parlo italiano. Meglio lo spagnolo, ma va bene lo stesso. Posso accompagnarvi? Vi mostro la zona delle botteghe.”

Avevo appena litigato con due tassisti perché si erano appiccicati al culo senza che nessuno gliel’avesse chiesto solo per spillarmi altri soldi. Volevano 50 pounds per un solo viaggio piuttosto che 20 e mentre il mio amico mi diceva di non darglieli, io cercavo di escogitare un modo per non farci pestare, ma senza perdere la dignità da barattiere che è tipica africana e di rimando sicula. Così strappo in due la banconota e la chiudo tra l’indice e il medio. Poi la pongo perfettamente tra i due, quelli ne afferrano ognuno un’estremità e ne ottengono metà per ciascuno.

“L’avete strappata?” grido, “ora ve la tenete”.

I tassisti si lamentano, ma non possono che assumersi le loro colpe e rimediare da soli.

Dopo quella avventura, chiesi all’egiziano che si offrì di accompagnarci di lasciarci in pace.

“Non dovete comprare nulla, vi faccio solo vedere.”

Ma ancora la mia risposta fu: “No”.

Non mi ascoltò e mentre sudavo freddo per il mal di stomaco causato dalla carne cotta all’aria inquinata e dal pesce pescato nella benzina, m’illustrò la bottega del papiro. Io ero svogliato e piegato in due, nervoso per quel continuo martellante “amigo”. Mentre lui mi chiedeva di ammirare le maschere egizie, io guardavo una ragazza vestita di verde coricata in terra con la testa poggiata su una scatola. Mi illustrava la splendida produzione di tabacco da rullo e io osservavo della carne con dei vermi esposta in una piccola bottega e statuette sporche che nessuno avrebbe mai comprato, nell’angolo che un vecchio aveva chiamato “store” scrivendolo su un pezzo di cartone. Mohammed, così si chiamava il ragazzo che ci accompagnava, al mio disinteresse per ciò che diceva, scrollava la testa. Mi misi a giocare con dei bambini, cominciai a suonare le percussioni con delle bottiglie ma lui cercava ugualmente di mostrarmi la tecnica di lavorazione dei corni di bisonte. Ma quando parlando con un bambino di 11 anni, scoprii che in quella zona non c’erano fogne e i cumuli di immondizia superavano in altezza le case più basse, cominciai a scattare e scattare. Una delle foto fotografò una camicia marrone. Mohammed si era messo nel mezzo, proprio mentre stavo per immortalare la montagna di letame.

“Cosa vuoi!”

“No, Alessandro, devi stare attento.”

 “A cosa?”

Un tipo con la barba gridava mentre un altro si era avvicinato a noi chiedendomi di dargli la macchina fotografica.

“Non ti do niente, va via!”

Ma quello restava lì, non voleva andarsene.

Parlava in arabo con Mohammed ed io cercavo di capire dove stesse il problema.

“Alessandro” mi chiamò Mohammed, “è vero che hai fotografato solo la macchina nera posteggiata?”

Resta un attimo a guardarmi, allarga le palpebre e mi dice: “E’ vero?”

“Sì” dico, “parla con il tuo amico e digli che dalle nostre parti non abbiamo più queste auto. Per noi sono auto d’epoca che valgono molto. Dì al tipo che in Italia sarebbe ricco.”

Mi ritrovo un coltello puntato alla gola, ma un sorriso al posto del cinematografico ghigno:

“Italia, Mafia” dice e poi mi attraversa il collo in orizzontale sfiorandomi con il lato opposto alla lama e chiedendomi se gli piace il suo coltello.

La Mafia in Italia non usa più i coltelli” rispondo puntandogli l’indice alla tempia, “ma… psh psh, la pistola.”

E’ così che si ottiene rispetto, fingendo di non cagarsi sotto nonostante le mutande sporche. Mi hanno puntato addosso sei coltelli, mai uno ha penetrato la mia carne.

L’uomo parla in arabo con Mohammed che traduce: “Dice che deve tenersi aggiornato.”

Mohammed era un bibliotecario che aveva vissuto in quei quartieri da piccolo e che ancora aveva amici da quelle parti. Capii solo dopo che il suo hobby non era quello di fare da cicerone ai turisti, ma di salvargli la pelle. Noi eravamo gli unici due stranieri nella parte est di Khan, dove neanche la polizia entra.

“Alessandro, qui la gente uccide per i soldi e per molto meno. I musulmani che ci sono qui non sono come i musulmani che hai visto finora, ma sono violenti, credono in cose a cui noi non crediamo e tu non devi fotografare il degrado di questa gente. Loro odiano tutti gli infedeli.”

Mohammed salvava la vita alla gente come me. Questo faceva e in cambio non voleva nulla.

Quello era l’unico frammento d’Islamismo stonato in un mondo in Ramadan che adora il nostro stesso Dio, credono nell’esistenza di Cristo, della Madonna e dei nostri santi. Credono nei nostri testamenti, in Mosè, in Noè.

“Noi riconosciamo il vostro cristo, ma la Chiesa non riconosce il nostro Maometto. Dicono che non è mai esistito” ci dice Ismael, la guida.

“Il nostro problema tra sciiti e sunniti era un fatto di mente, capisci? Poi Bush ne ha fatto una questione politica. Noi non ce l’abbiamo con i cattolici, nelle nostre moschee ne entrano a milioni, sempre. Ce l’abbiamo soltanto con chi usa il nostro credo per acquisire denaro.”

Bush. Ismael parla di lui. In verità pochi sanno che la religione musulmana si basa sui nostri stessi testamenti, che le donne non portano il burka per dovere, ma per diritto. Possono scegliere se portare il velo, il burka o nulla. Ismael ha tre sorelle, due portano il velo, la terza nulla. Le tre mogli per ogni uomo sono una scelta di coppia. L’uomo che vuole una seconda moglie, può averla solo con il benestare della prima moglie. Sen l’uomo si sposa contro il volere della prima moglie, quella può chiedere il divorzio. L’uomo deve riconoscere allo stato di avere le finanze necessarie per mantenere tre mogli.

“Se poi un musulmano maltratta e fa come crede, non è un fatto di religione è una questione di testa, di legge violata, di cattiveria” dice Ismael, “anche voi cattolici, se seguiste la vostra religione, avreste molte leggi che abbiamo noi. Non le seguite, ma siamo fondamentalmente uguali.”

Io conosco la religione cristiana e vi garantisco che Ismael non dice stronzate. Il Venerdì non si dovrebbe mangiare carne (sempre), si deve andare a messa ogni Domenica, pregare almeno una volta al giorno, confessarsi almeno una volta al mese e le donne, al matrimonio, devono essere come la vergine Maria. Forse pochi di voi sanno che la religione cristiana impone a una donna che si sposa in Chiesa con rito cattolico, di essere vergine e permette il sesso solo per procreazione. Nonostante qualche religioso dica, che il sesso può consumarsi tra le mura domestiche, se si è uniti in matrimonio, questa è solo un modo di venire in contro ai fedeli, per non farli allontanare dal cristianesimo, ma la realtà è che le nostre leggi religiose, sono simili a quelle del Corano. Se poi noi abbiamo deciso di adattare la parola di Dio ai nostri bisogni, non è un problema dei musulmani, che nella persona di Ismael, ci ospitano nelle loro moschee dicendoci: “Questa è la casa di Dio, dove ogni ricchezza è del popolo, dove puoi pregare o proteggerti, perché qui nessuno può farti del male. Questa è la dimora dell’uomo. Allah non è un Dio diverso, vuol dire Dio in arabo, come God in Inglese, Dieu in Francese, Deus in portoghese”. E io, in quel frangente, mi corico e mi addormento sul tappeto, sicuro che Allah sia lo stesso a cui, da piccolo, chiedevo per ogni compleanno la bicicletta.

A sei anni, la trovai, blu, sul viale della mia casa a mare.

Come non fidarsi di un Dio che rende felici i bambini e monta sulle mountain bike, un cambio shimano?

 

Alessandro Cascio

 
08 Novembre 2009

Anche gli Emo vanno a votare.

Pre-um
Sottolineo a priori che trovo che ci sia un particolare fascino nella moda Emo, che approvo a volte (anche se di rado) i loro gusti musicali e mi ritrovo in alcune profonde riflessioni a monte come il motto "non nascondere le tue emozioni". 


Commento n 100
Nome: TokiettiaKeOraTiAmazza

Titolo: scemooooooooo

uno i TH stanno con la Universal no cn la Sony bmg quindi gia dall'inizio si capisce ke e na cazzata,poi ti fai un esame di coscenza prima di scrive ste cazzate????lo sai ke ci sono ragazze(come me)che se sucederebbe una cosa del genere si ucciderebbero?quindi caro non giocare con i sentimenti delle persone queste sono cose grandi....per le fan:Bill ha solo una semplice influenza stiamo tranquille!!!!!!!
e tu ke hai scritto l'articolo FOTITI(come lo direbbe il nostro BILLINO xD)



I FANS DEI TOKIO HOTEL MI AMANO E ORMAI NEL WEB STO DIVENTANDO UN IDOLO DEGLI EMO.
DOPO GIORNI DI ASSENZA, IL MIO BLOG E' STATO INTASATO DA PIU' DI 5000 ENTRATE E LA MIA CASELLA E-MAIL STRARIPA DI MESSAGGI COME QUESTI: "6 SL UNO STRONZO.......KE TI CREDI KE NOI CI CREDIAMO ALLE TUE STRONSATE SL XKè 6 1 SCRITTORE? VAI A LAVORARE STRONZO DI MERDA KOIONE!!!!"
IO NON VOGLIO INTRAPRENDERE UN DIBATTITO SUI GUSTI SESSUALI TRANSGENDER DEI RAGAZZI D'OGGI, MA VOGLIO RICORDARVI SOLO UNA COSA, UNA SOLTANTO CHE VOGLIO CHE RICHIAMIATE ALLA MENTE NON APPENA LEGGERETE:

"QUESTA GENTE, TRA DUE ANNI CIRCA, ANDRA' A VOTARE!"

http://shovinskij3.giovani.it/diari/2973583/tel_aviv_morto_il_cantante_dei_tokio_hotel_bill_kaulitz.html

 
03 Novembre 2009

Intervistato su Message in a Book dalla scrittrice giornalista Aurora Alicino

Intervistato su Message in a Book dalla scrittrice giornalista Aurora Alicino

A.A.: Come nascono le tue opere? Scrivi di getto o pianifichi tutto nei minimi dettagli?

A.C.: Le mie opere nascono così. Oggi penso che voglio scrivere un romanzo che parla di un indiano della tribù dei Sioux che voleva diventare un Cowboy perché preferiva i fucili ad arco e frecce e il country al canto della pioggia, ma poi un editore mi chiede “me lo scrivi un romanzo giovane, duro, come sai fare tu?” e io mi metto a scrivere perché devo pur mangiare. Alla fine del romanzo giovane, duro, come so fare io, getto tutto all’aria e mi dico “ma che cazzo, ma perché non se lo scrive lui? Io scrivo di quello che pare a me”. Così riprendo il soggetto che parla di un indiano della tribù dei Sioux che voleva diventare un Cowboy perché preferiva i fucili ad arco e frecce e il country al canto della pioggia, mi diverto a scriverlo in un mesetto ed è quello che di solito pubblicano. Non per nulla, tutti i romanzi che parlano dei Sioux che suonano l’armonica e tirano al piattello, in Italia, sono i miei.

L'intervista continua su ...

http://www.messageinabook.com/2009/11/intervista-a-alessandro-cascio/

 
31 Ottobre 2009

Dal Cyber al Pulp: il tuo genere è troppo americano!

Uno dei momenti che io ritengo fondamentali per la storia del fumetto e del cinema è il 1990, anno in cui il fumettista sconosciuto Ray Albert, amico del già conosciuto Frank Miller, attraversò il deserto fino a Milwaukie, Oregon, entrò alla sede della Dark Horse Comics, prese dei fogli e li sbatté con forza sulla scrivania di Mike Richardson.
“Quest’uomo è un genio. Questi sono dei capolavori” disse Ray, “è da stupidi non pubblicarli.”
Mike non aveva nessuna guardia all’entrata del suo ufficio quel giorno e per lui fu una fortuna, perché i lavori che l’uomo gli presentò, diventarono in seguito dei capolavori del fumetto, del cinema e del racconto fiction. Sin City e 300, erano stati rifiutati dalla DC Comics e dalla Marvel perché troppo eccessivi nelle scene che nel linguaggio, tanto che furono pubblicati con una editore indipendente. Per fortuna ci sono gli amici, altrimenti a noi non sarebbero arrivati due dei più grandi esempi di storia Pulp negli ultimi 20 anni. Alziamozi e ripetiamo tutti assieme: grazie Ray Albert.
Sediamoci adesso.
La stessa cosa successe a James O' Barr con Il Corvo, pubblicato dapprima indipendentemente, dopo con la Kitchen Comics e solo in seguito all’incontro con Mike Richardson, arrivò alla Dark Horse che dopo Miller, capì dove non doveva sbagliare. Da quegli incontri, nacque quello che in america chiamano “Machine Wear”, ovvero lo sfruttamento totale di un’opera e la sua trasposizione in tutte le forme artistiche comunicative. Così Sin City, Il Corvo, 300 divennero film, fumetti e romanzi nonché quadri e mis teatrali, segnando un percorso stilistico che formò la maggior parte dei nuovi narratori degli anni ’90, distaccatosi dai vecchi stereotipi da giornalino, da quel Politically Correct che caratterizzava la narrazione americana.
Pochi anni prima, solo il Cyber Punk (nome preso da un racconto dell’80 di Bruce Bethke) era riuscito a dare il via a quello che sarebbe stato il processo di cambiamento della comunicazione americana e che avrebbe portato a opere come Akira di Katsuhiro Otorno, In Hell di Alan Moore, Blade Runner di Ridley Scott, Dal Tramonto all’Alba di Rodriguez, Pulp Fiction di Tarantino, Strange days o Mad Max. Il Cyberpunk riprese la fantascienza proponendo vicende dai contenuti forti, abbondanti di crimini violenti, efferatezze e situazioni macabre splatter tipiche poi di quello che sarebbe stato il Pulp che fu ripreso in letteratura da Charles Bukowski, pubblicato con quel suo amato stile, solo dopo la sua morte.
E L’ITALIA, IN TUTTO QUESTO?
Oggi, in Italia non esiste più né una letteratura né un cinema Pulp o ...Image Hosted by ImageShack.us
... Cyber Punk e nonostante una volta la nicchia continuava a coltivare questa passione, adesso l’editoria e le produzioni, scartano a priori tutto ciò che riguarda il genere considerandolo prerogativa americana o da Fantamagazine per amatori. Noi italiani dovremmo scrivere di ragazzini al loro primo amore, di cronaca e di vita vissuta per poter essere editati senza pregiudizi. Eppure un tempo il Cyber Punk e il Pulp viveva in Italia quanto in America. Accanto alle storie di casa nostra con Sordi, Celentano, Pozzetto o Montesano, c’era un gruppo di sovversivi che creava Horror, Splatter, Pulp e Cyber, opere che solo in rari casi videro l’Overground (per vedere un Cyber Overground bisogna aspettare il Nirvana di Salvadores). Eppure, se avete visto “Planet Horror” (Da Grindhouse) di Rodriguez e Tarantino o 28 Giorni dopo di Danny Boyle potete notare come nel primo, lo splatter e la pellicola, riprenda gli effetti speciali dell’Horror Italiano anni ’70 e come entrambi invece, riprendano l’idea di Zombie associato a un virus letale ripreso da registi come Bruno Mattei.
Quando scrissi i soggetti di Domino e Touch and Splat, non mi rifeci a nessun prototipo particolare perché non avevo la giusta cultura (scrivo i soggetti anche 5 anni prima), ma con il primo, cercai di narrare una storia scritta per l’esame finale della Scuola Internazionale Comics di Roma (2003) e che avevo scoperto essere una narrazione Cyber che non conoscevo, prima di scriverla. Per il secondo, cercai di trasferire il cinema che più mi piaceva in un’ambientazione italiana che è quella dello Spaghetti Western (Tarantino, tra l’altro, ha dichiarato di voler fare un Pulp Western, ma mi sa che l’ho anticipato).
L’hanno chiamata letteratura di genere, a volte quasi in modo dispregiativo, ma fatto sta che oggi, la diversificazione e il “genere” potrebbe spingere la letteratura o il cinema italiano a liberarsi di quell’aura innamorata o disincantata, da quell’imperterrito senso del dovere che ci spinge a parlare di politica e cronaca per incamminarsi finalmente in un percorso artistico che possa darci visibilità mondiale. Scrittori, cominciate a inventarvi qualcosa, metteteci dentro fantasia ma anche molto patriottismo.

Alessandro Cascio


"Ricordo che quando l’intero braccio D, il giorno del ringraziamento, insorse contro le guardie, io e Knife ce ne stavamo tranquilli nella nostra cella a mangiare pane e fagioli a guardare tutto quell’inutile fracasso. Con noi c'era Fossil, eravamo amici allora, prima che si mettesse a staccare teste con un Komanchi 170.
Si erano tutti scaldati in seguito alle parole ovattate di quel mentecatto figlio di papà del vicegovernatore alle carceri Fallen Junior.
“Siete già carne morta” disse Fallen, “vi diamo la possibilità di guadagnarvi la vostra libertà e godervela.”
Noi che eravamo dentro da 20 anni, non avevamo idea di cosa stesse succedendo fuori, ma ci venivano a fare ugualmente discorsi sulla società che va a rotoli e sull’economia. L’unica cosa che per noi andava a rotoli era la carta igienica in cui scrivevamo i nostri diari e l’unica economia che conoscevamo era il baratto, ma altrove, oltre quelle sbarre, c’era ancora una vita che non ci era più appartenuta, almeno fino a quel momento.
Era la grande crisi, la più grande della storia del mondo, quella che Fallen chiamava, “la scaffa più grande mai presa sull’autostrada della storia”. Datemi una quattro ruote e le chiavi di questa cella e io, quell'autostrada la percorro anche se la terra trema e l'asfalto si scioglia sotto le gomme, ma prima di quel momento, non ci sono stragi e guerre che tengano, confrontati ai fagioli in padella di Knife."

 

 
30 Ottobre 2009

Calendario: i nudi di Babette Babs e i Cavalli della Paramount

 Attenzione: i commenti sono stati disabilitati, potete scrivermi in messaggi, sms, hms, e-mail e facebook.


Questa che parla è la sorella di Stefano Cucchi, trovato in possesso di pochi grammi di droga e ammazzato a legnate al carcere di Regina Coeli. Ora, parlo con chi fa lotta alla mafia, alla camorra, alla malavita in genere: spiegate ai ragazzi, un motivo per cui dovrebbero schierarsi dalla parte della giustizia. Forse, evitando di rispondere che Stefano è morto cadendo dalle scale, evitando di dire che "era un tossico" (era un poveraccio anoressico che aveva bisogno di aiuto) e dando l'ergastolo alle guardie che l'hanno ammazzato, dareste una risposta onorevole. 

--


Dite un po', vi siete rotti le balle di tutte ste recensioni, interviste, pubblicità, critiche sui miei romanzi, non è così? Ci sono state 600 entrate in una settimana, spero che almeno ci siano anche stati 600 acquisti. Se non è così, che possiate trovare chiuso al negozio di costumi e andare a una festa in maschera per Halloween dove lo stesso vi diranno "merda, mi hai fatto paura".
Facciamo così, in questo post oltre alla ultima recensione al mio romanzo, metterò qualcosa che piacerà a voi maschietti.
Babbette Babs è una cara amica, erotica, molto, nel senso più alto del termine e ha appena fatto un calendario pubblicizzato dal Sun di Ottobre e che celebra la cucina italiana. Nonostante i capezzoli tondi, con Babette si parla quasi sempre d'amore, ma non è l'amore che mi aspetto da voi internuti, che preferirete di certo il porno e come darvi torto: cosa c'è di meglio che una bella ragazza portoghese che si fa penetrare da un cavallo mentre la lecca alla sua amica e un nero le sborra in bocca? Vi capisco, vi comprendo, ma pensate per un po' a quanto è bello sognare, a quante cose potete fare voi con la mente che nei porno, per questioni di budget, non possono fare. Pensateci: voi siete dei registi con un badget infinito e potete produrre un Bondage per la Paramount se solo saprete sognare come si deve. Voglio che guardiate il corpo di Babette e pensieta a lei, maschi e femmine o gay che siate, che la smettiare per un giorno di pensare ai cavalli e pensiate a quanto sia buona la cucina italiana.
Babette a Gennaio
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Babette a Febbraio
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Potete trovare il suo calendario di prossima uscita pubblicizzato sul Sun:

http://www.thesun.co.uk/sol/homepage/features/article2692767.ece
Se volete scriverle qualcosa, scrivetemi nei messaggi e le riferirò anche le volgarità.

Ecco adesso, la recensione del critico-scrittore Stefano Giovinazzo
http://www.ilrecensore.com/wp2/2009/10/dove-non-vi-portera-la-rabbia/
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26 Ottobre 2009

Prova ad esistere. Lettera aperta a librai e lettori.

I commenti a questo Blog sono disabilitati, ma potrete partecipare attivamente ai cazzi miei in HTML su Facebook e My Space.
Recensione di Aurora Alicino
http://www.messageinabook.com/2009/10/touch-and-splat-alessandro-cascio/

INSERISCI QUESTI DUE BANNER NEL TUO BLOG E NEL TUO SITO INCOLLANDO L'INDIRIZZO SOTTOSTANTE E POTRAI VINCERE FANTASTICI PREMI E UNA MERVAGLIOSA VACAN... NO, NON E' VERO UTENTE, DOVRESTI IMPARARE A FARE LE COSE SENZA CHIEDERE NULLA IN CAMBIO E AD ACCONTENTARTI DI CIO' CHE HAI GIA'. MA COME NON TI ACCORGI, DI QUANTO IL MONDO SIA MERAVIGLIOSO?

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Alessandro Cascio. Scrittore, un po' come tutti, del resto.
Ma uno dei pochi che lo scrittore può farlo di mestiere, tra riviste, giornali e romanzi e che allora cerca di investire su editori che gli assicurano una buona pubblicità, una certa libertà, una lettura manoscritti immediata, una pubblicazione costante, perchè per alcuni scrittori è stupido essere uno dei tanti a Rizzoli, se puoi essere "uno di noi" a Historica. La mia immagine e pubblicità viene gestita da un Ufficio Stampa professionale e da una delle più grandi aziende giovanili del settore pubbliche relazioni. Così il mio nuovo romanzo "Touch and Splat" viene presentato da IBS e Libreria Universitaria su TV, Radio, Giornali e Riviste e su importanti community come Studenti, Netlog (56 milioni di iscritti), MSN (12milioni di entrate al giorno) etc.
Dite: che problema hai, se vieni così ben pubblicizzato?
C'è stato un errore di calcolo e per questo chiediamo venia. Se si associa un autore in pubblicità a Tabucchi o Cohelo, si dovrebbe anche sottolineare il fatto che la distribuzione che hanno quelle due bestie della letteratura, non è concessa anche al cucciolo con denti da latte che si agita su letture cinematografiche. Capita da settimane quindi, che lettori vadano in Libreria per ordinare il mio romanzo visto in TV (gli acquisti sul web non sono ancora all'ordine del giorno) e si sentano dire "non trattiamo questi editori", "non possiamo ordinarlo" e una volta, giuro, "l'autore non esiste". Ora, sulla mia esistenza come essere umano ho dei dubbi anch'io, ma come autore esisto, ve lo garantisco, altrimenti non mi alzerei la mattina a mezzogiorno e non passerei la metà della mia vita a pavoneggiarmi sul web. Credo che i librai siano confusi e lo sarei anch'io se dovessi trattare un settore che sforna 180 nuovi titoli al giorno. Così, lo dico ai lettori, non aspettate di entrare in libreria e vedermi sugli scaffali a muro, perchè è matematicamente accertato che una libreria non riuscirebbe a esporre tutti i libri in commercio in Italia, neanche su scaffali affissi su un'estensione pari alla muraglia cinese per intero. Diamo spazio a Cohelo e Dan Brown quindi, a Saramago o Joyce, non voglio vedere altro in vetrina, la gente ha bisogno dei miti per crescere, ma può crogiolarsi sui piccoli, ogni tanto. Una cosa la voglio specificare però. La casa editrice Historica non è fatta di piccoli nomi, quindi dire che non esiste, non è proprio l'uscita migliore che una commessa alla cassa possa avere, specie perchè conta una direttrice di collana e scrittrice-giornalista Francesca Mazzucato (18 romanzi all'attivo, importanti collaborazioni, adattementi teatrali, famoso il suo Hot Line per Einaudi tradotto in 4 lingue), contra l'editore più giovane d'Europa, prefattori come Ernesto Gastaldi (inventore dello Spaghetti Western, scrittore del premio Oscar C'era una volta in America) e Gianluca Morozzi (autore di Black Out, romanzo e film), Marco Moni (scenografo di San Remo, autore Mediaset), Sacha Naspini (autore Elliot), Sergio Sozi (autore Castelvecchi) e altri. Che poi ci sia io nel mezzo, è una questione di fortuna ai dadi durante una serata alcolica con l'editore, ripreso in giochi erotici con un trans brasiliano e poi ricattato.
A TUTTI I LIBRAI QUINDI: se qualcuno dovesse venire da voi per ordinare un mio libro, non ditegli che non esisto, non fate altro che alimentare il commercio web che tanto odiate perchè la vostra rovina. Credetemi che è proprio grazie a noi piccoli scrittori che nascono ogni giorno librerie on line, che grazie ai vosti "non possiamo ordinarlo" che molta gente viene a conoscenza della vendita web e nessuno di noi vuole una città senza librerie, dovessimo anche dipingerle sui muri. Semplicemente cercate il distributore e fatevene mandare una, due, tre copie, anche qualcuna in conto vendita (che non ci si perde nulla), ma giusto per accontentare il vostro cliente, che vi dà il pane.
A TUTTI I LETTORI: non pretendete che il libraio abbia il mio libro sotto il bancone, non fino a quando non mi vedrete stringere la mano a Fazio in Tv, prima di allora, limitatevi ad aiutare il commesso a trovarmi, a conoscermi e ad ammonirlo quando si rifiuta di assecondarvi dopo avervi fatto arrivare fin lì, con la pioggia, dopo la palestra. E poi, un po' di logica. Non andate alla Libreria Mondadori di Aversa o alla Feltrinelli di Verona, quelli vendono 100 Faletti al giorno, 1000 Ammaniti, 500 Brizzi, 200 Bruno vespa e 150 Emilio Fede, cosa gliene può fregare a loro del vostro unico ordine? Andate invece nelle piccole librerie, dal libraio sotto casa. Fare il libraio non è un lavoro, è una sfida.
Comunque sia, noi scrittori di Fiction, abbiamo studiato e lavorato tanto, passato selezioni che, per farsi un'idea, sono pari a quelle di X - Factor o Amici, ma noi non andiamo in TV, non in quel modo almeno. Un migliaio di lettori non accontentati in due mesi, per noi che viviamo di percentuali, vogliono dire due stipendi non ricevuti e anche noi mangiamo, e non lo facciamo di tanto in tanto, ma ogni giorno. Auguro così, un lento fallimento dei librai scorretti e anche la morte, che è quello che si augura a chi ti toglie il pane di bocca. A quelli corretti auguro invece tanta felicità, così a chi compra i miei libri.


La Distribuzione di Touch and Splat Alessandro Cascio, prefazione di Ernesto Gastaldi - Historica Editrice) e di tutti i romanzi di Historica Edizioni, Chaier di viaggi diretta dalla scrittrice e giornalista di For Men, Francesca Mazzucato, della collana cinematografica Short Cuts è curata da: www.ediq.eu I libri degli editori distribuiti da ediQ Distribuzione sono acquistabili presso qualsiasi punto vendita (librerie e non) presenti sul territorio nazionale. Se la libreria non dovesse conoscere l'editore o il titolo che si sta cercando è sufficiente indicargli di contattare il distributore ai recapiti qui sotto riportati: ediQ Distribuzione casella Postale 56 I-21040 Gerenzano (Va) tel. 02-9689323 fax 02-9689323 cell. 347.4140016 Email: commerciale@ediq.eu

Ricordiamo inoltre che ediQ evade anche ordini di copie singole. Il servizio è valido per tutto il territorio nazionale È possibile concordare anche giacenze in conto deposito L'indirizzo dell'editore è info@historicaweb.com e a lui potete ordinare direttamente le copie, che siate privati lettori o librai.

That's all folks Alessandro Cascio

Il mio romanzo su Canale 50 e sky.

 

 

 

 


Trailer di Touch and Splat


Prova ad esistere lo stesso. Presentazione autore.

Touch Pubblicizzato con Tabucchi, Brown e Cohelo per L.U.


Touch and Splat su Radio Mentecarlo

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 
20 Ottobre 2009

Alex in the Sky with telephone: la mia intervista su 50 Canale e Sky 897 (video)

 

 

 

Ale on the sky with telephone!
Intervista Tv per i Tg della zona d'Italia che mi vuole bene.


La mia intervista andrà in onda su Canale 50 e su Sky 897 Lunedì 19 nell'ambito dei Tg delle 14.15 16.15 19.00 20.15 24.00 e nel notturno fino alla mattina di martedì. (Non poetete perdermela, sono dappertutto, sono la notizia di punta subito dopo la storia di un cane che ha allattato un Pony, ma poi si è scoperto che il cane era maschio e così il Pony, incazzato, non appena cresciuto se l'è ... ok, non vi anticipo nulla).
Canale 50 lo vedete a Pisa, Livorno, Lucca, Firenze, Pistoia, Lucca, Versilia, Viareggio, Massa, Empoli, Cascina, Vicopisano, Valdarno, Asciano Pisano, San Giuliano Terme, Rosignano, Vada, Carrara.
SKY lo si vede dappertutto.

Per chi è stato costretto da questo Stato bastardo a mettere il SATELLITE, lo vedete su HOT BIRD 13° Est, frequenza 11541 Mhz, polarizzazione Verticale, Symbol rate 22000, Fec 5/6.
(Attenzione, in caso di errore durante la difficile sintonizzazione, potreste modificare lo spazio tempo creando un collasso dell'Universo e l'annientazione della galassia. Se dovesse verificarsi una inaspettata pioggia di meteoriti, accendete e spegnete il decoder e ritentate).


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Segnalo inoltre la recensione di Massimo Consorti su UT Magazine, Ediland Edizioni.
Clicca:
http://www.utmagazine.blogspot.com/

Tags: touch
 
18 Ottobre 2009

ANNIE G. MOVIES: TOUCH AND SPLAT NELLA RIVISTA DI CINEMA IN CANADESE


AnnieG Movies è una rivista di cinema (e affini) Canadese, senza peli sulla lingua, che parla di tutto quello che ruota attorno ai film e agli attori, anticipando spesso nuove produzioni, alcune delle quali non arriveranno mai in Italia, come il Revolver di Guy Ritchie. Io non so se arriverò mai in Canada, ma so che di certo preferirei l'America alla nazione che mi ha dato i natali: più soldi, più gente e più libertà di spaziare e sperimentare senza che ti si dica "ma sei siciliano, ma perchè non scrivi un romanzo sulla mafia?"
AnnieG Movies 20 Q's questo mese esce con una mia intervista a cuore aperto. Io ringrazio la rivista e chi, tra voi, volesse leggere letteratura cinematografica (mia o altrui, anche se in Italia non ce n'è molta), che, sì è una novità, ma non abbiate paura, la novità fa parte di una crisi, che è scernimento, scelta.
Touch and Splat potrete comprarlo su Libreria Universitaria o IBS e tutte le librerie On Line compreso Anobii, come qualsiasi altro romanzo e pagando al postino. Se non siete comodisti, potete ordinarlo al vostro libraio, come qualsiasi altro libro oppure scrivere a info@historicaweb.com e ordinarlo all'Editore, come per gli altri libri.
Letteratura cinematografica, si chiama: se leggete Baricco e non vi piacciono le parolacce, non compratelo. Image Hosted by ImageShack.us
Su AnnieG Movies
http://anniegmovies.com/2009/10/14/under-20-qs-with-alessandro-cascio/

 

 INTRO

 

 

 

 

 

 

 

 

Grazie a L e V che l'hanno reso possibile senza chiedere nulla in cambio.

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Scriverei un poema e lo chiamerei col tuo nome. Lo farei con lentezza, giorno dopo giorno, che fosse lungo un’intera esistenza o, per chi a un aldilà ci crede, un eterno.
Ci sono luoghi in cui non esistono parole, ma gli uomini hanno ugualmente orecchie e bocca: è lì che ti porterò un giorno.
Di te, piccola, mi piace la purezza, che nel mondo si esaurisce adagio, come l’ossigeno senza le selve.
Di questo, la gente pura ne soffre, così come la gente che ama la natura, ma se il prezzo della sofferenza è l’emozione, allora auguro al mondo una vita d’Inferno, perché niente ha valore se non ci metti il cuore.
Non è il tuo aspetto che mi avvicina a te, ma il fatto che ancora una volta, nella storia della creazione (che tende a camuffare l’etica con l’estetica) un Angelo ha finalmente l’aspetto di un Angelo.
Non mi spaventa non poterti avere, neanche l’abissale distanza tra la tua giovinezza e la mia, ma piuttosto il fatto che la vita ti possa cambiare, ti possa portare a non credere in quelle cose essenziali che rendono l’esistenza meritevole del ricordo (per quanto tu possa incontrare persone senz’anima, con una vita stimabile).
C’è una fossa comune a pochi chilometri da Granada. Dalla terra emerge una roccia sulla quale qualcuno ha scritto con tintura per scarpe: una lapide bisogna meritarsela. Su quella fossa tempo dopo, è sorto, spontaneo, un Uliveto.
Ricorda amore mio, che il cielo rende sempre quella giustizia che gli uomini spesso negano.
La vita dei grandi è fatta di creazioni, le creazioni sono fatte di azioni, le azioni di pensieri, ma solo se quei pensieri sono spinti da emozioni, tramutano la fatica in opere d’arte.
Ci ameremo se solo riusciremo a guardare l’uno dentro l’anima dell’altra, nonostante l’avidità dell’estetica. Uniremo le nostre esistenze, con piccoli gesti discreti, e alla fine della storia, regaleremo il nostro libro a quel mondo di curiosi che abbiamo portato con maestria letteraria, verso un ipotetico finale. Ma allo svoltare della penultima pagina, ci sarà un foglio vuoto, bianco fantasia, chiaro come l’idea, che spinga all’inventiva: e lasceremo agli altri il compito di dare un termine a ciò che, narrandoci, a lungo abbiamo dimostrato essere eterno.
E chi ha la tua anima, la tua purezza e fede, da quella pagina ne creerà un nuovo romanzo.
Chi invece mi somiglia, in fretta scriverà all’editore una lettera di reclamo, chiedendo un rimborso e un soprappiù, per il seccante inconveniente.

Alessandro C. - Garcia Lorca

"Berlusconi ha capito che chi non appare in TV non esiste."
Carlo Freccero

Tu prova ad esistere lo stesso.

 

 

 

 

 

 

 

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Tags: sky
 
07 Ottobre 2009

Splatter baby. A chi di voi ha incontrato la pedofilia in web.

Oggi, tra i vari video Vintage e Retro e il buon vecchio e sepolto John Holmes, ho trovato un video di un rozzo signore sui 40, che abusava di due bambine, sui 7-8 anni. Il modo in cui parlava loro era quello di un padre amorevole che giocava mentre parlava al telefono con un amico. Il risultato, era al minuto quarto e al secondo 23.
Questo capita quando qualcuno si diverte a rinominare i file pedofili con nomi fittizzi per indurre a scaricare. Per questo, c'è la Polizia Postale, che però difficilmente arriva all'esecutore materiale che altrimenti, non si divertirebbe a mettere in giro la roba vantandosi delle sue gesta come Houdini tra le folle di New York.
Non sono qui per giudicare le vostre masturbazioni e i vostri sogni erotici legali e ricostituenti, ma per condividere alcune tecniche per far fuori ogni possibilità di scambio di porcherie simili, che se provocano disgusto in chi le vede, creano dei danni ancor maggiori in quegli esserini ignari di quel che stanno facendo, provocherà reazioni peggiori e permanenti anche se loro stanno solo giocando.
Vi consiglio inanzitutto di eliminare E-Mule, ci sono ormai troppi Fake e di usare (anche se è illegale) www.linkstreaming.com (se proprio dovete andare sull'illegale, ma chi non ha peccato scagli la prima pietra) o altri megaupload. Neanche Bit Torrent è sicuro, nonostante tutti vantino la sua trasparenza. Per chi vuole vedere un buon porno, basta usare youporn, legale e sicuro, ma so che voi lo conoscete bene, lo assicurano le milioni di entrate giornaliere, tutti pronti però, ad alzare le mani al cielo e giurare che "ma no, io, quando mai?"
Già, dagli anni '70, la maestra Ginger Lynn e la compianta Moana Pozzi, hanno tirato su uomini come le badanti del dopoguerra. Per chi invece usa E-Mule, consiglio di non rinominare i file pedofili lasciando l'estensione pensando di fare del bene, ma di andare sul nome Es: Fuck girls and masturbation.avi, di visualizzare i "commenti" e andare su fonte. Lì, su modifica, sostituite il file col nome Es: fake.rrr o fake.gfg o qualsiasi altra cosa. Vedrete che il file diverrà nullo e scomparirà il logo del programma di visualizzazione. Per sicurezza, controllate con l'anteprima e annullatene più possibile, ma solo se cadrete per caso. Non usate i siti porno, meglio una sega pensando alla prima scopata dei 16, le migliori si facevano a quell'età o andate dalla vostra ragazza o dal vostro ragazzo e chiedete loro di fare qualcosa di alternativo: legatevi, fatevi legare, andate nelle chiese sconsacrate o in casa dei vostri genitori, dovunque, siate voi il vostro porno preferito. I siti porno collegano ad altre pagine, che collegano ad altre pagine che vi possono portare lì, dove il sesso diventa di colpo malato. La partenza avviene anche da siti con spyware, banner falsi o semplicemente da siti erotic art per questo, vi consiglio di andare sulle "preferenze" del motore di ricerca e attivare il filtro sicuro antiporno.
E un'altra cosa, se vi capita di vedere uno di quei video, non chiudete, guardatelo e non scordate mai quei volti innocenti, vi aiuterà a capire quel che i giornalisti colorano in TV con arte drammaturgica scadente, capirete il male del mondo e vi renderà consapevoli che qualcosa va fatto, che sia anche rinominare file o trovare le motivazione del seme malato in una vita fatta di rinunce sessuali per fede cristiana (la chiesa è un mondo dove la pedofilia impera incessantemente).
Poi pensate che non si muore con gli occhi puliti.
A fine anno uscirà Splatter Baby, un romanzo crudo sulla cattiveria dei bambini, che ricevette questo commento da una commissione dei 15 dei Wu Ming (oltre al rifiuto di diversi editori): "Questo romanzo ti porterà molte antipatie, non vorrei essere nei tuoi panni quando uscirà".
Forse, il messaggio non era arrivato perchè le immagini a volte, se crude, riescono a scatenare il giusto disequilibrio da dare ingenti reazioni di rabbia (quelle che io amo suscitare) o a creare un tale scompenso che non permettere di riflettere sul fatto che, quegli stessi bambini che fotografavano i propri simili in circostanze imbarazzanti per indurli alla morte, altro non erano che cloni di una TV, di un web e di genitori che con la loro fame di odiens e show, li avevano plasmati.
La cattiveria dei bambini, dice Spoon in Splatter Baby, non esiste.
E ve lo dice un ex bambino cattivo che voleva solo giocare alla star...

E che non ha mai smesso di giocare.

Ecco il link alla recensione di Splatter Baby (Spoon, i ragazzi vogliono solo divertirsi) scritta dalla scrittrice Francesca Mazzucato.
http://scritture.blog.kataweb.it/francescamazzucato/2006/01/23/spoon-i-ragazzi-vogliono-solo-divertirsidi-alessandro-cascio/

 
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