| Alessandro Cascio Shovinskij- Coimbra - Palermo e altrove... - MSN:Shovinskij@hotmail.it | |
|
17 Novembre 2009
Catturandi "i poliziotti più famosi d'Italia": i nostri nuovi supereroi.Prefazione: I nuovi supereroi della Catturandi, ringraziano la folla che li acclama dopo aver catturato il boss Raccuglia.
Così, in Sicilia, accogliamo l'arresto dei Boss di Mafia.
Clicca e vinci. 13 Novembre 2009
Khan el Kalili: video, racconto e illustrazioniLa recensione illustrata del mio romanzo TRE CANDELE, finalista al Premio Internazionale di Letteratura Jacquès Prèvert: illustrazione di Alessandro Buffa, testo di Miriam Ravasio. Khan el Kalili
(la casa
di un Dio in preda all’ansia) Dal diario di viaggio fatto con tovagliolini Mc
Donald’s tenuti assieme da un chewingum masticato. Se sono vivo lo devo a Mohammed, il bibliotecario
dell’Università americana del Cairo, perché io non sono un granché bravo a
salvarmi la pelle, è più probabile che se c’è da morire peggiori la situazione,
sempre che ci sia qualcosa di peggio della morte. Da quando ho compiuto i 16 anni tengo un foglio dei
desideri. Non è una pergamena magica ottenuta dal tronco di un albero
incantato, ma un normale foglio bianco Pigna su cui scrivo i miei sogni, non
quelli che per definizione devono restare tali, ma quelli da esaudire, da
tramutare in realtà, da cancellare, per arrivare un giorno, prima della morte,
a non sognare più, perché un uomo che sogna ancora non morirà mai in pace A ogni compleanno ne compilo uno. Ho 15 fogli dei
desideri e una trentina di sogni esauditi. Quest’anno il primo desiderio da
avverare era quello di andare in Egitto, non Sharm, ma quello vero, vedere le
Piramidi e la sfinge e chiedere ai musulmani cos’abbiano da lamentarsi tanto.
Così m’imbarco sul primo aereo con un amico che, visti tutti quei musulmani,
inizia a lamentarsi. “Troppi arabi. E’ regola che su 50 arabi almeno uno
è esplosivo.” “Ma non che non lo sono.” “Lo dicevano anche i passeggeri dell’American
Airlaines.” Facevano come facciamo tutti noi di solito. Non
aver paura, le possibilità di cadere in aereo sono una su un milione. Col
talebano a bordo, la matematica diventa insignificante. Il mio amico crede che talebano sia una marca di
mortaretti, non conosce la storia che c’è dietro e la differenza tra un
musulmano, un integralista e un talebano. Neanche io la conosco, quindi chiedo: “Se dovessi scegliere se salire su un aereo con 99
talebani e un italiano o su uno con 99 italiani e un talebano, su quale
saliresti?” “Su quello con un talebano?” “No, risposta sbagliata. E’ più probabile che un
talebano si faccia esplodere per uccidere 99 italiani che 99 talebani si
facciano esplodere per uccidere un italiano.” La strategia funziona, così mi convinco che
saliremo su quell’aereo senza essere presi a calci nel culo dalla security,
anche se c’è un inconveniente inaspettato: il mio amico parla. “Scusi” chiede alla hostess: “Quanti talebani ci
sono in questo aereo?” “Si sieda, per favore!” Partiti, atterrati. Ci hanno circondato in 10 per
offrirci il pacchetto vacanze migliore. La mia valigia non è arrivata a
destinazione e noi siamo partiti senza nemmeno prenotare un hotel o informarci
su come visitare i luoghi culto della nazione. Un tipo si offre di portarmi il
troller dovunque decida di alloggiare… se alloggerò dove lui dice. Me ne hanno
smarrita già una di valigia. Così, tra le varie offerte, noi scegliamo la peggiore,
quella che lui ci offre e in cambio ci renderà il troller senza fare storie. Lo
seguo per amore di un paio di Air Max nuove, di sette camicie Nara e una giacca
Armani, due paia di jeans, 12 paia di mutande, i miei cappelli preferiti, le
mie dodici canottiere nere comprate dai cinesi, una macchina fotografica
digitale Canon e un mucchio d’altre cose che quando le hai con te sembrano di
poco conto, ma quando le perdi diventano ad un tratto di vitale importanza,
come, ad esempio, i pedalini Adidas. Tre paia, insostituibili, specie nel
deserto. All’Hotel Noran, un mondezzaio a prezzo stracciato
quanto le lenzuola su cui dormiamo, il giorno dopo mi arriva la valigia
smarrita. Ottime condizioni, tranne per un lucchetto che non è il mio. Il
ragazzo che me l’ha portata esce dalla tasca un coltello e scassina il
lucchetto in due secondi netti. Gli do la mancia, non per avermi riportato la
valigia, ma per il gioco del coltello. “Me lo insegni?” gli dico. Il mio amico guarda l’interno della valigia e mi
tira fuori un pantalone: “Guarda che sei al Cairo non a Paris, mon ami!” Dopo aver attraversato Alessandria D’Egitto,
visitato musei e visto il Sahara e le Piramidi, ci ritroviamo tra le vie del
mercato di Khan El Khalili. Chiedo al tipo che somiglia a Quaresma e che sta
vendendomi la statuetta di Anubi, perché nel quartiere all’altro capo della
strada non è concesso entrare. Mi risponde che, se voglio, posso andare, ma
nessuno straniero si avventura mai da quelle parti, perché lì (dice così)
neanche la religione musulmana è padrona. Al fetido Noran Hotel, il Ramadan si pratica allo
stesso modo in cui i cattolici praticano i loro rituali: senza troppo impegno,
sperando in un Dio liberale. L’ultimo piano del Noran è il primo legame davvero
forte con l’occidente visto fino a quel momento al Cairo. Dopo le 6:05 si scordavano di averlo, un Dio, e la
gente della peggiore specie si ritrovava in un posto chiamato Harem, fetente
anch’esso, ma non per gli scarafaggi schiacciati e spinti ai lati del pavimento,
ma per la sottomissione dei suoi frequentatori all’abbandono e al piacere. I
viscidi padroni ci avevano portato al tavolo una ballerina chiedendoci di farla
ballare e di farle fumare hashish con noi. “Pensavo che l’Hashish fosse illegale” dico, ma
quando quello mi risponde “non qui”, mi sento ridicolo. Viste le facce e la
corruzione della polizia egiziana, vista la mancanza di un codice stradale e
l’esistenza di galere per ricchi e galere per poveri, dovevo aspettarmi che la
mafia, lì, non si facesse troppi problemi per un po’ di droga leggera. La
danzatrice non si può toccare, parla solo in arabo ed è bella tanto che
vorresti salvarla da quella miseria. Comincia a ballarmi attorno e a farmi gli
occhi dolci per farmelo venire duro costringendo i miei ormoni a gestire i miei
affari. La riempio di pound egiziani ma, falsa e volgare com’è, abbandono la
mia veste da eroe e comincio a desiderare ardentemente che in quella melma ci
sprofondi, con tutta la gente presente lì dentro. Durante i balli, gli ospiti
dell’Harem ci tirano addosso del denaro e nel fumo dell’hashish che riempie la
sala, s’intravedono solo sagome sudate di finti signorotti, principi per una
notte. Che Allah lì maledica. Chiedo il conto e arriva con cortesia una cifra
assai scortese, specie per chi aveva goduto per solo mezz’ora del loro infedele
servizio. Così il mio amico inizia una discussione piuttosto animata, ma non
conoscendo né l’inglese né il francese, sono io a gestirla per lui. Il gorilla
del locale clandestino è alto e pesante, ma se non lo fosse farebbe ugualmente
paura per come ti guarda e per quella faccia da carceriere Turco che si
ritrova. Il Direttore strofina le mani e con apparente cortesia ci esorta a
stare quieti. “Ci sono problemi?” ci chiede. “Sì che ci sono. Il conto, è enorme. A questo
prezzo paghiamo una settimana di pernottamento.” “I peccati si pagano”, mi dice quello: “Cosa non è
stato di vostro gradimento?” Eravamo nel cuore dell’Islam, tra fondamentalisti e
libertini, in Ramadan: non avevo messo in conto di poter peccare, figurarsi di
dover pagare dopo averlo fatto. Il gorilla si scrocchia le nocche e capisco che in
qualche modo è meglio uscire da lì. Così do tutto quello che ho in tasca allo
strozzino dell’Harem e saluto. “Don’t forget me, Alessandro” dice il direttore
preoccupandosi per la mia faccia sdegnata: “Non è stato di tuo gradimento?
Don’t forget me!” Poi parla in arabo con l’energumeno che ride e
quando lo fa, spaventa più di quando fa il duro. I due si offrono di
accompagnarci alle stanze ed entrano in ascensore con noi. Capisco che devo
mantenere la situazione a un livello di calma apparente quando i due mi fissano
continuando a chiedermi di non dimenticarli. Che affettuosi. Peggioro la
situazione chiedendo loro come mai, in un mondo islamico, in Ramadan, ci sono quei
posti. “Per i turisti”, risponde il direttore. Ma in quel posto io e il mio amico eravamo gli
unici due turisti. Arrivati, l’uomo mi parla, mi mette in un angolo e
mi chiede se ci è piaciuto il loro servizio e se saremmo ritornati nell’Harem. “Sì”, gli dico “si possono fare anche gli
abbonamenti?” e poi gli rifilo una manata sulla spalla sperando che la scambi
per una pacca. Entrato in stanza il mio amico si lamenta, io anche, ma sono
felice di aver trovato la prima falla nel sistema perfetto dei fedeli islamici:
gli infedeli islamici. Da condannare, da uccidere, da emarginare per il loro
peccati… al Cairo andavano serviti e riveriti. La sera del giorno che segue chiedo a uno zoppo un
posto per mangiare, che non si spenda tanto e che sia tipico del posto. Non sa
cosa rispondermi e chiede a un negoziante d’argento di chiedere al suo figlio
zoppo, dove sarebbe bene farmi mangiare qualcosa di buono. Il ragazzo si
trascina dietro la gamba destra e m’indica Omar il venditore di scarpe fasulle
all’altro lato della strada. Zoppo anche lui, Omar mi dice di stare attento:
prima fa cenno, poi grida. Di colpo un’auto mi punta addosso ed io per istinto
lo scanso e mi salvo la vita, ma resto nel mezzo e i taxi a luci spente
sembrano giocare all’ostacolo. Non capisco bene se vinca chi mi becca o chi mi
scansa. Non posso andare né avanti né indietro, perché ogni mia esitazione
sarebbe d’intralcio ai guidatori, che per ammazzarmi ce la mettono tutta, ma
per evitarmi s’impegnano quel poco che basta a dire di averci provato. Poi Omar
dice “run, amigo, run” e corro senza guardarmi attorno, pregando di non dover
diventare zoppo anch’io come loro, non in Egitto almeno: ho sempre pensato che
sarei diventato zoppo in casa mia, in seguito ad una caduta eroica. In Egitto ci sono incidenti ogni giorno, molti
mortali, altri riducono la gente inferma. Nonostante tutto, in auto si continua
a giocare agli ostacoli con chi si azzarda ad attraversare la strada, che siano
donne, bambini, con burka o senza, vecchi o stranieri. Non importa, si salta
l’ostacolo e si ride. In quei giorni mi arriva notizia che sei Italiani sono
morti in un incidente, ma non è cosa nuova, visto che sempre più spesso,
pullman di stranieri per le vie della città dei beduini, si schiantano ogni
giorno senza destare scalpori. “Ma qui esiste la scuola guida?” chiedo a Omar. “No, si fa un esame per la patente.” “E cosa fanno all’esame? Stabiliscono un traguardo
e promuovono chi arriva prima?” Tempo dopo verrò a sapere da uno dei tanti Mohammed
incontrati, che di solito gli stranieri che si comportano male, che guardano le
loro donne o tentano sorpassi azzardati, vengono buttati fuori strada
volutamente, per questo non è consigliabile prendere un auto e guidarla in
quelle strade. Omar vende scarpe Nicke, Pumas, Adidash. Gli dico
che scrivo di professione e lui mi chiede di ideargli un cartello che gli
faccia buona pubblicità con i turisti, per vendere bene le sue scarpe. Mi ha consigliato di sedermi al tavolo di un posto
dove cuociono carne essiccata all’aria inquinata e ricoperta di mosche, ma
nonostante il tentato omicidio, prendo il cartone che mi ha dato e invento lo
slogan che fa per la sua bancarella e per la sua gente frettolosa e concitata. “Nicke – Just do
it .. but be quiet please”* (* Nike, fallo adesso… ma con calma) Parlo con lui dei frequenti assassinii del suo
paese, dei banditi e del pericolo per i turisti e mi racconta che tempo prima,
un autobus carico di tedeschi è stato fermato da persone incappucciate. I
passeggeri sono stati derubati e poi giustiziati uno dopo l’altro. Non sa
se la religione c’entri o meno e non ne parla. L’Islam è una cosa, il fanatismo
un’altra, gli idioti un’altra ancora. Così dell’Islam riesco a conoscere i dettagli
parlando con amici. Uno, di nome Amer, ha una bottega di arazzi e collane
intagliate in osso di cammello. Si lamenta che una volta con l’avorio si
facevano affari con gli stranieri, ma il loro governo li aveva resi più
vulnerabili al mercato bandendo l’unico materiale su cui potevano giocare a
rialzo. Amer è stato estradato dall’Italia per aver tentato di uccidere un
poliziotto e ha il cattivo vizio di parlare troppo, quindi, per qualsiasi
giornalista o scrittore assetato di conoscenza, è l’uomo ideale. Ci fornisce
Hashish e ci parla di suo padre, della sua famiglia, di quanto è importante
avere un posto in cui dormire e ci fa vedere il suo: è un buco sul soffitto.
Chiedo se posso fotografare, ma mi dice di no, si arrabbia e si lamenta del
fatto che la gente ha una gran voglia di smerdare il suo paese. “Non è un bene dire al mondo in che condizioni
vivete? Potrebbero far qualcosa.” “E’ proprio grazie al mondo, che viviamo in queste
condizioni” e poi mi dice che sono un bravo ragazzo e che vuole farmi conoscere
suo padre, un artista, come me. Dobbiamo stargli dietro e non perderlo, perché
dovremo passare in un posto pericoloso che chiamano “tuab”. Chiedo cosa vuol
dire, ma non me lo dice e a quel punto, non sono neanche sicuro di aver
azzeccato la pronuncia. Nelle vie buie c’è un puzzo di marcio, ma le preghiere
del corano che risuonano nel silenzio rendono quella passeggiata “un fatto da
ricordare”, da scrivere e da raccontare. Tra le vie strette, ci sono facce più
buie del buio che con un saluto ad Amer fanno scorgere la loro presenza. Poi ci
sono i gatti, quelli sono dovunque e mille strettoie in cui è difficile
camminare frontalmente. Poi buchi, scale in legno, noi che accendiamo cellulari
per vedere dove mettiamo i piedi e lui che ci chiede di nascondere gli aggeggi
moderni. “Volete farvi ammazzare?” Il mio amico da dietro sussurra: “Ale, perché non
vai in Bosnia a fare ste cose?” Arrivati a destinazione, un anziano signore con la
faccia simpatica sorride. E’ diverso, è un artista, segregato nel suo studio, in
quel nessun posto irraggiungibile se non dai gatti che ha attorno. Produce
collane e ciondoli 18 ore su 24 da sessant’anni. Mi mostra le sue opere, felice
di avere degli italiani nella sua bottega. “Pavarotti” dice, e poi mette in bella mostra delle
piaghe da decubito, delle ferite profonde che non sono guarite del tutto e su
cui le mosche hanno aperto un ristorante. In terra c’è del pane azzimo pieno di
polvere e tutte quelle cianfrusaglie che servono a rendere arte lo scheletro di
un cammello o il corno di un bisonte. Quando lo saluto, gli chiedo se esce mai
da quel posto. Apre una tendina e mostra una piccola stanza
adibita a luogo di preghiera. “La mia Moschea è qui” dice, “il mio lavoro anche e
mio figlio mi porta da mangiare. Dove devo andare?” Quell’uomo viveva lì chissà da quanti anni e Amer
ogni tanto portava qualche curioso per farlo sentire felice. In quel momento, i
curiosi di turno eravamo noi. Anche il beduino che mi aveva accompagnato alle
piramidi si chiamava Mohammed, il figlio invece si chiamava Ali, assieme
“Mohammed Ali”, come il pugile. Il mio cammello si chiamava Michael Jackson,
mentre la gente seduta a vendere cartoline ai piedi di Cheope mi chiamava
Rambo, per via del mio tattoo, dei piercing e della canottiera che mostrava le
spalle. Loro non avevano tempo per praticare uno sport. L’unico muscoloso lo
avevo incontrato io il giorno prima: il gorilla dell’harem. Il beduino mi disse
di non fidarmi di nessuno, specie se sono egiziani che parlano in italiano, di
non avventurarmi troppo per le vie del Cairo e per la città dei beduini. “Non chiedere troppo. Non fare troppe domande”. Io, invece, l’indomani mi ero ritrovato nella parte
copta di Khan el Khalili dopo che un venditore mi aveva detto di non andarci:
per questo ci andai. All’entrata della stradina che dopo “Italiani? Anch’io parlo italiano. Meglio lo
spagnolo, ma va bene lo stesso. Posso accompagnarvi? Vi mostro la zona delle
botteghe.” Avevo appena litigato con due tassisti perché si
erano appiccicati al culo senza che nessuno gliel’avesse chiesto solo per
spillarmi altri soldi. Volevano “L’avete strappata?” grido, “ora ve la tenete”. I tassisti si lamentano, ma non possono che
assumersi le loro colpe e rimediare da soli. Dopo quella avventura, chiesi all’egiziano che si
offrì di accompagnarci di lasciarci in pace. “Non dovete comprare nulla, vi faccio solo vedere.” Ma ancora la mia risposta fu: “No”. Non mi ascoltò e mentre sudavo freddo per il mal di
stomaco causato dalla carne cotta all’aria inquinata e dal pesce pescato nella
benzina, m’illustrò la bottega del papiro. Io ero svogliato e piegato in due,
nervoso per quel continuo martellante “amigo”. Mentre lui mi chiedeva di
ammirare le maschere egizie, io guardavo una ragazza vestita di verde coricata
in terra con la testa poggiata su una scatola. Mi illustrava la splendida
produzione di tabacco da rullo e io osservavo della carne con dei vermi esposta
in una piccola bottega e statuette sporche che nessuno avrebbe mai comprato,
nell’angolo che un vecchio aveva chiamato “store” scrivendolo su un pezzo di
cartone. Mohammed, così si chiamava il ragazzo che ci accompagnava, al mio
disinteresse per ciò che diceva, scrollava la testa. Mi misi a giocare con dei
bambini, cominciai a suonare le percussioni con delle bottiglie ma lui cercava
ugualmente di mostrarmi la tecnica di lavorazione dei corni di bisonte. Ma
quando parlando con un bambino di 11 anni, scoprii che in quella zona non
c’erano fogne e i cumuli di immondizia superavano in altezza le case più basse,
cominciai a scattare e scattare. Una delle foto fotografò una camicia marrone.
Mohammed si era messo nel mezzo, proprio mentre stavo per immortalare la
montagna di letame. “Cosa vuoi!” “No, Alessandro, devi stare attento.” “A cosa?” Un tipo con la barba gridava mentre un altro si era
avvicinato a noi chiedendomi di dargli la macchina fotografica. “Non ti do niente, va via!” Ma quello restava lì, non voleva andarsene. Parlava in arabo con Mohammed ed io cercavo di
capire dove stesse il problema. “Alessandro” mi chiamò Mohammed, “è vero che hai
fotografato solo la macchina nera posteggiata?” Resta un attimo a guardarmi, allarga le palpebre e
mi dice: “E’ vero?” “Sì” dico, “parla con il tuo amico e digli che
dalle nostre parti non abbiamo più queste auto. Per noi sono auto d’epoca che
valgono molto. Dì al tipo che in Italia sarebbe ricco.” Mi ritrovo un coltello puntato alla gola, ma un
sorriso al posto del cinematografico ghigno: “Italia, Mafia” dice e poi mi attraversa il collo
in orizzontale sfiorandomi con il lato opposto alla lama e chiedendomi se gli
piace il suo coltello. “ E’ così che si ottiene rispetto, fingendo di non
cagarsi sotto nonostante le mutande sporche. Mi hanno puntato addosso sei
coltelli, mai uno ha penetrato la mia carne. L’uomo parla in arabo con Mohammed che traduce:
“Dice che deve tenersi aggiornato.” Mohammed era un bibliotecario che aveva vissuto in
quei quartieri da piccolo e che ancora aveva amici da quelle parti. Capii solo
dopo che il suo hobby non era quello di fare da cicerone ai turisti, ma di
salvargli la pelle. Noi eravamo gli unici due stranieri nella parte est di
Khan, dove neanche la polizia entra. “Alessandro, qui la gente uccide per i soldi e per
molto meno. I musulmani che ci sono qui non sono come i musulmani che hai visto
finora, ma sono violenti, credono in cose a cui noi non crediamo e tu non devi
fotografare il degrado di questa gente. Loro odiano tutti gli infedeli.” Mohammed salvava la vita alla gente come me. Questo
faceva e in cambio non voleva nulla. Quello era l’unico frammento d’Islamismo stonato in
un mondo in Ramadan che adora il nostro stesso Dio, credono nell’esistenza di
Cristo, della Madonna e dei nostri santi. Credono nei nostri testamenti, in
Mosè, in Noè. “Noi riconosciamo il vostro cristo, ma “Il nostro problema tra sciiti e sunniti era un
fatto di mente, capisci? Poi Bush ne ha fatto una questione politica. Noi non
ce l’abbiamo con i cattolici, nelle nostre moschee ne entrano a milioni,
sempre. Ce l’abbiamo soltanto con chi usa il nostro credo per acquisire
denaro.” Bush. Ismael parla di lui. In verità pochi sanno
che la religione musulmana si basa sui nostri stessi testamenti, che le donne
non portano il burka per dovere, ma per diritto. Possono scegliere se portare
il velo, il burka o nulla. Ismael ha tre sorelle, due portano il velo, la terza
nulla. Le tre mogli per ogni uomo sono una scelta di coppia. L’uomo che vuole
una seconda moglie, può averla solo con il benestare della prima moglie. Sen
l’uomo si sposa contro il volere della prima moglie, quella può chiedere il
divorzio. L’uomo deve riconoscere allo stato di avere le finanze necessarie per
mantenere tre mogli. “Se poi un musulmano maltratta e fa come crede, non
è un fatto di religione è una questione di testa, di legge violata, di
cattiveria” dice Ismael, “anche voi cattolici, se seguiste la vostra religione,
avreste molte leggi che abbiamo noi. Non le seguite, ma siamo fondamentalmente
uguali.” Io conosco la religione cristiana e vi garantisco
che Ismael non dice stronzate. Il Venerdì non si dovrebbe mangiare carne
(sempre), si deve andare a messa ogni Domenica, pregare almeno una volta al
giorno, confessarsi almeno una volta al mese e le donne, al matrimonio, devono
essere come la vergine Maria. Forse pochi di voi sanno che la religione cristiana
impone a una donna che si sposa in Chiesa con rito cattolico, di essere vergine
e permette il sesso solo per procreazione. Nonostante qualche religioso dica,
che il sesso può consumarsi tra le mura domestiche, se si è uniti in
matrimonio, questa è solo un modo di venire in contro ai fedeli, per non farli
allontanare dal cristianesimo, ma la realtà è che le nostre leggi religiose,
sono simili a quelle del Corano. Se poi noi abbiamo deciso di adattare la
parola di Dio ai nostri bisogni, non è un problema dei musulmani, che nella
persona di Ismael, ci ospitano nelle loro moschee dicendoci: “Questa è la casa
di Dio, dove ogni ricchezza è del popolo, dove puoi pregare o proteggerti,
perché qui nessuno può farti del male. Questa è la dimora dell’uomo. Allah non
è un Dio diverso, vuol dire Dio in arabo, come God in Inglese, Dieu in
Francese, Deus in portoghese”. E io, in quel frangente, mi corico e mi
addormento sul tappeto, sicuro che Allah sia lo stesso a cui, da piccolo,
chiedevo per ogni compleanno la bicicletta. A sei anni, la trovai, blu, sul viale della mia
casa a mare. Come non fidarsi di un Dio che rende felici i
bambini e monta sulle mountain bike, un cambio shimano? Alessandro Cascio 08 Novembre 2009
Anche gli Emo vanno a votare.Pre-um Titolo: scemooooooooouno
i TH stanno con la Universal no cn la Sony bmg quindi gia dall'inizio
si capisce ke e na cazzata,poi ti fai un esame di coscenza prima di
scrive ste cazzate????lo sai ke ci sono ragazze(come me)che se
sucederebbe una cosa del genere si ucciderebbero?quindi caro non
giocare con i sentimenti delle persone queste sono cose grandi....per
le fan:Bill ha solo una semplice influenza stiamo tranquille!!!!!!!
e tu ke hai scritto l'articolo FOTITI(come lo direbbe il nostro BILLINO xD)
03 Novembre 2009
Intervistato su Message in a Book dalla scrittrice giornalista Aurora AlicinoIntervistato su Message in a Book dalla scrittrice giornalista Aurora Alicino L'intervista continua su ... 31 Ottobre 2009
Dal Cyber al Pulp: il tuo genere è troppo americano!Uno dei momenti che io ritengo fondamentali per la storia del fumetto e del cinema è il 1990, anno in cui il fumettista sconosciuto Ray Albert, amico del già conosciuto Frank Miller, attraversò il deserto fino a
Milwaukie, Oregon, entrò alla sede della Dark Horse Comics, prese dei
fogli e li sbatté con forza sulla scrivania di Mike Richardson.
30 Ottobre 2009
Calendario: i nudi di Babette Babs e i Cavalli della Paramount Attenzione: i commenti sono stati disabilitati, potete scrivermi in messaggi, sms, hms, e-mail e facebook.
--
26 Ottobre 2009
Prova ad esistere. Lettera aperta a librai e lettori.I commenti a questo Blog sono disabilitati, ma potrete partecipare attivamente ai cazzi miei in HTML su Facebook e My Space.
20 Ottobre 2009
Alex in the Sky with telephone: la mia intervista su 50 Canale e Sky 897 (video)
Ale on the sky with telephone! Segnalo inoltre la recensione di Massimo Consorti su UT Magazine, Ediland Edizioni. 18 Ottobre 2009
ANNIE G. MOVIES: TOUCH AND SPLAT NELLA RIVISTA DI CINEMA IN CANADESE
INTRO
Grazie a L e V che l'hanno reso possibile senza chiedere nulla in cambio. Scriverei un poema e lo chiamerei col tuo nome.
Lo farei con lentezza, giorno dopo giorno, che fosse lungo un’intera esistenza o, per chi a un aldilà ci crede, un eterno. "Berlusconi ha capito che chi non appare in TV non esiste."
Attenzione, i commenti a questo Blog sono disabilitati. 07 Ottobre 2009
Splatter baby. A chi di voi ha incontrato la pedofilia in web.Oggi, tra i vari video Vintage e Retro e il buon vecchio e sepolto John Holmes, ho trovato un video di un rozzo signore sui 40, che abusava di due bambine, sui 7-8 anni. Il modo in cui parlava loro era quello di un padre amorevole che giocava mentre parlava al telefono con un amico. Il risultato, era al minuto quarto e al secondo 23. | Hanno sbagliato sito inBLOG - ISTRUZIONI PER L'USO: TOUCH AND SPLAT - NUOVO ROMANZO 5 EUROAttenzione, i commenti a questo Blog sono disabilitati. E' possibile solo mandare messaggi personali
"C’è un giorno, nella vita di ogni uomo, in cui un pensiero si arresta sull’esistenza come un’istantanea. Tutto ciò che prima appariva confuso comincia improvvisamente a mostrarsi più chiaro, potete scorgere la realtà così com’è, senza quella distorsione causata dai vostri sogni. C’è un giorno, nella vita di ogni uomo, in cui tutto appare differente da come lo avete sempre visto: e mai più tornerete a essere quelli che eravate un tempo." Touch and Splat - Alessandro Cascio 5,50 E E' un libro che ...Il mio nuovo E-Book gratuito da scaricare Amo, ma odio la pesca.1. I tempi che non sono più quelli di una volta e che nemmeno una volta erano quelli di una volta. Insomma, a sentire sta gente non c'è una volta in cui, una buona volta, sti tempi siano quelli di una volta. (Sui giovani d'oggi ci scatarro su Afterhours)
2. osservare l?aurora del primo meriggio che splende sulle rosse cale nei giorni d?Estate. Naaa! Scherzavo, io a quell?ora d?Estate dormo o cerco di smaltire la sbronza del giorno prima. 3. Cito Chicco Scacchi: Amare è come avere un cappio al collo senza mai strozzarsi del tutto. 4. Amo quando la gente si offende per ciò che scrivo e vuole citarmi per danni morali e il dentifrico Paperino's quello che ti ci potevi lavare i denti o lo potevi mangiare. 5. Amo l?essere femminile, di qualsiasi peso ed età, altezza o consistenza, basta che sia femminile. Voi non ve ne accorgete ma, il problema di molte donne non è quello di essere più o meno uguali a Britney Spears, ma è quello di non essere femminile. Odio (Ne scelgo solo 5 perchè c'è poco spazio)1. Odio la Televisione, tutto ciò che c?è dentro, anche i Film interrotti dalla Pubblicità. Le stronzate che dicono, che fanno? Dio ragazzi, vi prego, spegnetela. Tranne Alberto Angela, quello che è pettinato malissimo ma che i documentari li fa bene
2. Odio le preghiere. 3. Odio starmene dentro con l?influenza, ma soprattutto starmene fuori, con l?influenza, che se no mi becco una polmonite. 4. Odio le tariffe convenienti. Che sono? Ci vuole una laurea in economia per fare una telefonata. 5. Potevo scrivere che Odio e Amo anche tutte quelle cose che odiate e amate tutti: guerra, amore, sesso, fame nel mondo, mafia e altro. Ma credete, non è per questo che ogni giorno ci dannaiamo la vita: ci danniamo la vita per il 209 che passa in ritardo. Dicono di me (E c'hanno ragione)“Sei un Porco” mi dicevano in tante. “Sei un Angelo” mi dicevano altre. Così mi sono convinto che anche i Porci vanno in Paradiso.
Io e mia Nonna: -“Hey, sai che studio come sceneggiatore a Roma con Monicelli e che adesso esce il mio libro?” -“Allora gli devo dire che non ci vai a Torino da tuo Zio Nino, che m’ha detto che t’ha trovato un posto nella fabbrica di suo genero?” Una volta, invece, un uomo di campagna, uno di quelli che sa parlare solo il Siciliano e si impappina pure quando lo parla ma che a stare in mezzo la natura a volte si annaffia i piedi quando ha sete, mi guardò tutto il tempo durante una vendemmia, mi ascoltava soltanto e per dei giorni non mi parlò, fin quando all’ora della pausa mi disse in un Siciliano antico più della cassata di ricotta: “Io u saccio ca un sugnu sturiatu (Io lo so che non sono colto), e unnè ca mi vene bono a parrare com’a tia (e non mi viene bene a dirlo come lo diresti tu), ma sugnu surisfatto quannu un cristiano ca sturìa c’ave i cugghiuna pi benere u stissu a cogghiere racina (ma sono soddisfatto del fatto che una persona che studia ha la palle di venire ugualmente a raccogliere l’uva)”. Ecco, questo non me lo potrò scordare mai: insomma, quell’uomo mi dato del colto. Oddio, gli anziani non sono tutti così. Ce ne sono alcuni che ti fanno venir voglia di riaprire al pubblico i forni crematori (con tutto il rispetto per la memoria storica). Ieri ero dal barbiere ed un vecchio (non anziano, vecchio, da buttare) vestito in nero con scarpe lustrate mi disse, riferendosi ad uno dei Piercing: -“ Ma soccu c’hai nt’u mussu, na spiggula ri ficurinnia? (Ma che hai nel labbro, una spina di fico d’india?)” -“E lei s’è vestito da morto perché sapeva che si sarebbe fatto ammazzare?” Ha iniziato con una sfilza di: “Tu non sai chi sono io”. Si, perché, se non lo sapeste, qui in Sicilia è pieno di gente importante. Questo sono io.
Sogni nel cassettoOtto paia di mutande, sei di calzini, un mazzo di chiavi e qualcosa di plastica nera che non ho ben capito cos'è.
Ok, seriamente. Vorrei che tutti coloro che intendono suicidarsi mi ascoltassero bene. Volete dare finalmente un senso alla vostra vita? Allora raggiungete un accordo con la vostra psiche e arrivate ad un compromesso: volete davvero morire o lo dite solo per attirare l’attenzione? Nel secondo dei casi, vi auguro che finalmente qualcuno vi ascolti e che riusciate a passare i problemi elaborando il vostro passato e sconfiggendo tutte le vostre paure. In bocca al Lupo. Nel primo dei casi, invece, ascoltatemi bene, potreste fare qualcosa di sensazionale. Sapete che ci sono almeno un centinaio di guerre nel mondo? Sì, lo sapete. Ecco, allora andate in Cecenia o nella striscia di Gaza. Lì ci sono un bel migliaio di terreni coltivati a steppa, bacche selvatiche e… almeno una tonnellata di mine antiuomo. Correte per queste terre gridando il vostro odio per la vita e BOOM, fate saltare almeno due tre mine. In poco tempo si debella il male. Non volete farlo con gli aspiranti suicidi? Ci sono allora i maiali da macello: li volete proprio ammazzare? Ok, allora liberateli lungo la striscia di Gaza e c’avrete contemporaneame nte lo Zampone a capodanno e… Vabbè, fate come volete, a me sembrava una buona idea. Mi piacerebbe che qualcuno ben imbottito stringesse la mano a Berlusconi. Sapete che per ciò che ho detto mi spettano da 5 a 15 anni di carcere per istigazione alla violenza? Ma il carcere ti spetta anche se hai scaricato il Live Update dal Norton Antivirus craccato. Vi immaginate a trovarvi in carcere col Mostro di Milwaukee e Brusca? -“Io ho fatto a fette due uomini e li ho mangiati” -“Io ho fatto saltare in aria Falcone” -“Io ho scaricato un file .exe dai Download definitions della Symantec. Quel li come minimo ti si inculano nelle docce. I siti che vale la pena guardareIo sul webQuesto spazio non era previsto fino a ieri, quando una persona mi ha chiesto di darle i link dei siti in cui sono stato pubblicato e che parlano di me, visto che le cose di carta già le aveva. Io le ho detto: "Metti il mio nome su Google". Lei: "Ma non fai prima a darmi l'indirizzo?".Ed io: "Ma che ci vuole?". E lei: "Va bene". Ed io: "Hai fatto?". E lei: "Ma sono 72 pagine". Ed io: "Davvero? vediamo un pò!". E sfogliare 72 pagine di Google, che ci sia tu o che ci sia il tuo peggior nemico (che la maggior parte delle volte coincidono) ti fa girare comunque le palle. Però si scoprono cose interessanti su di te. Sapevate che sono un assessore a Napoli, un corridore della Tuareg e che nel 1909 giocavo a calcio? Il ragazzo mi preoccupa, vuole fare l'artista.Io: "Nonna studio alla Comix". Lei: "Ma la vuoi smettere di dare preoccupazioni a tua Madre e tuo Padre?Putin Salvaci tu
![]() Putin salvaci tu. Forse ha ragione Cesare il giornalaio che,quando la mattina vado da lui per cercare qualcosa d'interessante su cui disegnare, mi dice: "A sicilià...credi che abbiamo perso i mondiali senza che la politica c'entri niente? E' tutto un magna magna. Che credi che il calcio non è importante quanto il petrolio? Bin laden c'entra pure là senti a me". Già, forse ha ragione Cesare, tutto è colpa di Bin Laden e di Alqaida! Allora il riso al palmitato di ascorbile siamo costretti a mangiarlo perchè qualche grossa società americana produce la sostanza sconosciuta ai divoratori di cibo in scatola. Sciuscià è stato eliminato dal palinsesto della Rai per non favorire l'informazione sulla segretezza delle missioni antiterrorismo e....chissà per quale oscuro motivo Ronaldo è stato ceduto al Real da Moratti!? La cosa è una: che fino a quando Cesare la mattina spara le sue cazzate possiamo capirlo benissimo, ha sessantadue anni a Maggio e i gialli lo eccitano, ma che Putin attribbuisca ad Alqaida la colpa della strage del teatro, questo proprio la poteva evitare. "Ci penseranno i miei collaboratori..." ha risposto all'ambasciatore americano che chiedeva delucidazioni sul fatto. Ceceni? Chi sono? Alqaida, tutta colpa di Alqaida. E quali sono i suoi modi per sconfiggere il terrorismo? Il silenzio e il genocidio. Speriamo che trovi rimedi migliori e che l'Italia si svegli e non lasci fare tutto agli altri come sempre fa, perchè di andare a teatro venerdì sera con la mia ragazza, credete a me, non me la sento proprio. Adelmo ed Emma ed i nuovi rapporti virtuali ![]() La Vignetta parla di un'articolo che ho letto su Quark riguardante le chat e ho pensato che "Adelmo ed Emma" (così si chiamano i due personaggi) fossero l'ideale. L'articolo parlava delle chat come nuovo orizzonte di speranze e di sogni sia per i teenager pronti a fare nuove amicizie e, tramite queste nuove conoscenze, nuovi viaggi in giro per il mondo, sia per le coppie che, ad una certa età, tentano di ritornare bambini attraverso una "maschera virtuale" ch'è questo nuovo mezzo di conoscenza per rendere una vita ad "encefalogramma piatto" più ricca di emozioni spesso ormai perse. Ma quanto dista la realtà dalla virtualità? Quanto è effettivamente pericoloso per i giovani e quanto per la solidità di un matrimonio? Negli States una grande maggioranza di uomini e donne divorzia per storie iniziate in chat. Adelmo ed Emma sono marito e moglie e chattano con degli amanti che paradossalmente sono in realtà e a loro insaputa loro stessi. Mentre in chat si amano follemente (vedi Rose56 e Jack51 due nick che non casualmente ricordano Titanic), nella vita reale si odiano. Uno spaccato umoristico su come la chat possa essere realtà solo nella nostra mente (naturalmente personale opinione). Le chat stanno molto a cuore. Cosa ne pensa la gente dell'amore e delle conoscenze chatteriane alla luce dei sondaggi odierni? Fare interagire la gente col tuo sito (e non solo ,ovviamente, per questo quesito), può essere interessante e può invogliare la gente alla visita (ognuno oggi vuol dire la sua e...quale mezzo più facile se non Internet?). Gino il pazzo Quando tutti corrono via da dove il fuoco ha posato piede, Gino Strada corre verso quel fuoco, ma non l'affronta, lo evita. Dona solo modo, a chi è stato pestato da esso, di non venir meno al proprio diritto-dovere di vita. Ma nessuno corre dietro al nostro Gino per fare lo stesso. Che tipo, sto Gino! E' un chirurgo di guerra, uno di quelli che vediamo sempre nei film americani, pronto a soccorrere i feriti e operarli sul campo se, la mano di un uomo o di mille come lui, ha voluto così. E' forse questo che lo ha portato a fondare "Emergency". Si, "Emergency". Non sapete cos'è? Non preoccupatevi: non si può sapere tutto. Questo Gino Strada, che ha il nome come quello del tizio che vende fiori vicino casa mia, a Palermo, da oltre dieci anni è impegnato in prima linea: ha lavorato in Afghanistan, Perù, Bosnia, Somalia, Etiopia, Iraq e in Cambogia. L'Afghanistan non è certo il miglior posto dove passare le vacanze, specie dal 72 ai giorni d'oggi, ma il nostro caro Gino Strada, proprio in Afghanistan, ha anche comprato casa. Di civili, da lì, ne fuggono a centinaia attraverso la via del Pakistan. E lui che fa? Quei passi li attraversa per entrare nella terra da dove si fugge. Certo che di tipi strani ce n'è al mondo! Di gente in quel luogo maledetto ce ne arriva, per carità. Professionisti che la guerra la raccontano e altri che la guerra la fanno: un pugno di giornalisti, teste di cuoio britanniche e americane, gruppi di musulmani che vanno ad arruolarsi nella Jihad. E poi chi c'è? Un chirurgo italiano che scrive canzoni per Piero Pelù e che in Afghanistan ha pure due ospedali. Mentre Gino Paoli cantava, Anselma Dell'Olio diceva la propria sul femminismo in Italia e nel mondo, Maurizio Costanzo abbozzava il suo palinsesto, Rosy Bindi cercava marito mostrando il tesserino del partito e De Michelis sparava cazzate immonde (Es: "Se nel '92 avessero fatto me presidente del consiglio invece di Amato, avrei chiuso Tangentopoli in due mesi), Gino Strada riusciva a rientrare in Afghanistan e a tornare nel "suo" Ospedale, quello di Hanaba, sfruttando conoscenze, un cavallo e un telefono satellitare. La sua organizzazione, Emergency, oltre a quello di Hanaba ha un ospedale a Kabul (chiuso dopo un'incursione di Talebani, che non ritenevano maschi e femmine correttamente divisi): e rispettale ste usanze! No? Un Pazzo! Gino Strada è un pazzo ragazzi, non fidatevi di lui. Volete sentire cosa ha detto durante un'intervista? "Questo paese mi sta molto a cuore. Mi piacciono loro, mi piace la gente dell'Afghanistan. E' gente che sta pagando ormai da troppo tempo". Giustamente sconvolto da una tale risposta (chi tra noi, gente abbastanza occidentalizzata da saper usare il cervello, non ne sarebbe rimasto?) l'intervistatore chiede: "Ma loro, non sono i nemici?" "Assolutamente no" risponde il caro Gino, "Io non mi sento più americano di quanto non mi senta afghano, anzi, se devo proprio scegliere.... Credo che questo paese abbia pagato abbastanza per le scorribande di tutti quelli che ci hanno giocato, dall'Unione sovietica agli Stati uniti, dall'Inghilterra al Pakistan, all'Arabia saudita". Perché vi ho detto tutto questo? Semplice. Perché, non solo i pazzi li tengono liberi a poter fare la loro, senza chiedere il permesso a chi deve decidere il bene e il male, ma li portano anche in TV. Maurizio Costanzo Show! Roba da matti! Accendo la TV e lo vedo lì, in bella mostra a dire la sua. "Noi siamo in Afghanistan per fare il nostro mestiere, ed è quello di curare le vittime di guerra, non soltanto i feriti nel senso più lato. Perché anche chi non può avere un'appendicectomia o una gravidanza sicura perché la guerra ha distrutto tutto è una vittima di guerra. E allora che facciamo, siamo qui per curare le vittime di guerra e proprio quando la guerra si avvicina ce ne andiamo? Siamo qui semplicemente per fare il nostro lavoro, o almeno uno dei due compiti che compaiono nello statuto della nostra organizzazione". Ma per fortuna amici miei, c'è chi gli e le canta a sti tipi qui. "Bisogna distinguere politica da morale" dice tra le righe un volto noto tra i supereroi della politica. "Devi entrare in politica, perché tu fai già politica e sei un forte punto di riferimento per i giovani" accompagna con un sogghigno da "entra entra che ti facciamo vedere noi", uno degli x-men o giù di lì. "Chirurgo nei campi di guerra? Non è un motivo per essere contro la guerra" ripete uno che non avevo mai visto dal vivo ma solo nelle caricature del buon vecchio Pazienza e del vecchio, ma ancora tra noi, Forattini. Un altro la mette sul piano religioso: "Se Abele avesse avuto armi per difendersi, avremmo avuto un buono in più e un cattivo in meno". Dio, questi politici questa cosa della religione l'hanno proprio capita! Durante tutto questo ambaradam di ragioni autorevoli che stanno per decidere che Gino Strada è clinicamente pazzo, una signora, certa Dell'Olio Anselma, accusa il caro Gino di buonismo e lo assilla con grida e stramazzi che somigliano tanto a quei "pappagalli verdi" di cui il nostro Gino parla tanto. "Ma chi l'ha mandata questa qui?" chiede simpaticamente il Signor Gino ( non vorrei dire ma, a me, a primo acchitto, sembrava Oriana Fallaci). Ma fortunatamente ci pensa il nostro Maurizione a far chiarezza: "questa qui (come l'ha chiamata Gino), è la moglie di Ferrara". Gino è pazzo ma non maleducato: se quella era la moglie di Ferrara doveva chiedere scusa e così ha fatto. Fortuna che c'è il Maurizio Costanzo show, perché quasi mi stavo convincendo che questo Gino Strada fosse un pacifista, me ne stavo convincendo davvero, mentre cominciavo invece ad avere l'idea che i politici fossero spiazzati da tutto questo ardore per la vita altrui. Poi, fortunatamente, l'indomani, mediaset mi ha donato la verità: Striscia la notizia ha fatto notare come il nostro Gino abbia detto di credere alla pace perché, per lui, il sesto comandamento è una cosa seria. Il sesto? Non fornicare? Che c'entra? Ma si è pazzo, lo è senza dubbio, e di una pazzia che non ha eguali. Avesse detto il quinto: non uccidere. Ma il sesto! Grazie Mediaset, grazie Maurizio, grazie panorama politico Italiano, adesso capisco da quale angolazione guardare il tutto e ammiro con tutta sincerità chi dice che "La torre di Pisa c'ha ragione". Continuiamo a bombardare e, se muoiono diecimila civili per uno sbaglio d'un caccia americano, non ne facciamo una questione di etica morale, ma più una questione politica: l'importante è non colpire le infinite distese di Oppio, più grosse dei paesi stessi, che si dice, quest'anno, abbiano il raccolto più fruttifero degli ultimi decenni. AlessandroCascio (alias Shovinskij) www.emergency.it (il solo informarsi è un aiuto) ![]() Non è una centrale nucleare ![]() Ciò che più di tutto mi colpiva della Comics erano le pacche sulla spalla che ti davano... a fartela cadere, la spalla. Modelsheet ![]() Quando inventai questa donna per un fumetto, me ne innamorai a tal punto che costrinsi la mia ragazza a farsi i capelli puntuti e a tenere una lampada in testa per rispettare le ombre. Ma mica le somgliava... se esisti, sappi che ti cerco. Il David Bo bay Show lo ideai per una rivista scolastica romana che aveva bisogno d'aiuto. Raffaele ebbe dei problemi con il Preside perchè le striscie erano scandalose e si doveva chiudere il giornale. Venne a chiedermi nuovamente aiuto: di non pubblicare più con lui. Lo aiutai due volte, alla faccia del Natale. ![]() Tyrian Ecco, a me, il fumetto ritrattistico piace molto, ci godo a guardarlo, anche se guardo solo le figure perchè preferisco leggere un bel libro. ![]() Qui, l'astronave era nascosta sotto una villa nelle montagne di Arcore. Non vi dico chi è il super eroe che la pilota.
Hey Hey My My - Il negro che parlava all'aria |